04/10/2018, 16.17
VATICANO
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Sinodo: Francesco ha incontrato i due vescovi cinesi

Card. de Rocha: per chi desidera accompagnare i giovani verso la vita in pienezza, ha poi sottolineato, “è imprescindibile conoscere le realtà che essi vivono, a partire da quelle più dolorose come il disagio, la guerra, il carcere, le migrazioni e tutti gli altri tipi di povertà”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Papa Francesco ha avuto stamattina un breve incontro con i due vescovi cinesi presenti al Sinodo. Mons. Giuseppe Guo Jincai e mons. Giovanni Battista Yang Xiaoting hanno infatti salutato il Papa al suo arrivo ai lavori sinodali e si sono intrattenuti con lui qualche istante.

Ieri, intanto, il relatore generale, card. Sergio de Rocha, ha parlato del metodo che sarà seguito nei lavori, sottolineando che “optare per il discernimento, anziché per soluzioni preconfezionate dettate dal ‘si è sempre fatto così’, implica l’assunzione del rischio di creare sentieri nuovi”. Il suo auspicio è che “questo Sinodo sia una bella esperienza per ristabilire e riqualificare quelle alleanze intergenerazionali che danno solidità e sicurezza al mondo e alla Chiesa”.

Nel percorso del Sinodo, ha proseguito, ogni settimana di lavoro sarà concentrata su una delle tre parti dell’ Instrumentum laboris: riconoscere, interpretare e scegliere. La prima tappa durerà una settimana alternando momenti di lavoro insieme (“congregazioni generali”) e lavori in gruppi più ristretti (“circoli minori”),  e si rifletterà sulla «Prima parte» dell’ Instrumentum laboris, caratterizzata appunto dal verbo “riconoscere”. Questo significa “mettersi di fronte alla realtà non per un’analisi sociologica, ma con lo sguardo del discepolo, scrutando le orme e le tracce del passaggio del Signore con un atteggiamento aperto e accogliente”. Per chi desidera accompagnare i giovani verso la vita in pienezza, ha poi sottolineato, “è imprescindibile conoscere le realtà che essi vivono, a partire da quelle più dolorose come il disagio, la guerra, il carcere, le migrazioni e tutti gli altri tipi di povertà”. Ugualmente necessario è “lasciarsi interpellare dalle loro inquietudini, anche quando mettono in questione le prassi della Chiesa (ad esempio la vivacità della liturgia o il ruolo della donna) o riguardano questioni complesse come l’affettività e la sessualità. Altrettanto importante è prendere consapevolezza dei punti di forza della presenza della Chiesa nel mondo giovanile, e delle sue debolezze, a partire dalla scarsa familiarità con la cultura digitale”.

Il cardinale ha poi stigmatizzato le visioni fatalistiche che vedono la vita determinata dal destino o frutto del caso. E’ fondamentale, invece, riguadagnare “un’interpretazione vocazionale dell’esistenza umana”, perché la vocazione è il fulcro di integrazione di tutte le dimensioni della persona. E’ proprio in questo orizzonte di “cultura vocazionale” che trova senso l’impegno specifico per la cura delle vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata, da intendersi dunque non nella logica del privilegio o del potere ma del servizio da offrire. Bisogna, infine, interrogarsi anche sul volto della comunità e della Chiesa che si sta offrendo ai giovani e, prima di tutto, mettersi in ascolto di Dio.

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