07/10/2015, 00.00
VATICANO
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Sinodo: la ricerca di un “linguaggio” con cui annunciare alle famiglie di oggi la “Buona novella”

Nei 13 gruppi linguistici “lavoriamo in totale libertà e ascoltiamo in totale umiltà". ”. “Non dobbiamo metterci forzatamente d’accordo su tutto, ma parlare delle nostre differenze in situazioni differenti”. “Nella Chiesa cattolica teniamo molto all'unità, ma vogliamo che le differenze culturali emergano e tutti si possano esprimere”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il “linguaggio” con cui annunciare alle famiglie di oggi la “Buona notizia” del Vangelo è uno degli argomenti dei quali stanno maggiormente discutendo i 13 “circuli minores”, i gruppi linguistici nei quali si sono divisi i partecipanti al sinodo sulla famiglia, dove “come ci ha chiesto il Papa, lavoriamo in totale libertà e ascoltiamo in totale umiltà". Lo hanno riferito nel briefing di oggi, mons. Charles Joseph Chaput, arcivescovo di Philadelphia e relatore di uno dei circuli anglofoni, mons. Laurent Ulrich, vescovo di Lille e relatore di un circulus francofono, e mons. Salvador Pineiro Garcia-Calderon, presidente della Conferenza episcopale del Perù, che partecipa ad uno dei circuli ispanofoni.

“Lavorare insieme su un soggetto comune, delicato e completo come la famiglia - ha sottolineato mons. Chaput - ci aiuta a confrontarci e a far emergere le differenze, spingendoci ad analisi approfondite”. “Noi non siamo qui per vincere qualcosa; siamo qui per giungere a quella verità che il Signore ha stabilito per la sua Chiesa” e  “nella Chiesa cattolica teniamo molto all'unità, ma vogliamo che le differenze culturali emergano e tutti si possano esprimere”. In proposito egli ha sostenuto che “diversi padri hanno sollevato dubbi sul fatto che il documento base «presenti i fatti in modo pienamente accurato e comprensivo” e non rischi invece di fornire la visione “dell’Europa occidentale e dell’emisfero settentrionale”. L’arcivescovo di Philadelphia ha esemplificato dicendo che, “un linguaggio che può essere offensivo in Europa o negli Stati Uniti può essere necessario in Africa o in Asia”.

Rispondendo a una domanda, mons. Chaput ha poi risposto che nella discussione generale in aula nei giorni scorsi solo “uno o due interventi” hanno toccato la questione omosessuale e “non ci siamo focalizzati troppo su questo tema, che sarà affrontato” in seguito.

“Cerchiamo soprattutto – ha sostenuto da parte sua mons. Ulrich - che il linguaggio sia incoraggiante, che sia accogliente, e capace di accogliere l’insieme della comunità, che sia per la comunità cristiana, ma anche per il mondo, le famiglie sono portatrici di una vita ricca, nel mondo ci sono difficoltà, ma non dobbiamo esacerbarle”. “Non dobbiamo metterci forzatamente d’accordo su tutto, ma parlare delle nostre differenze in situazioni differenti”. “Il Papa - ha detto ancora - ci ha chiesto di essere attenti e salvaguardare la serenità, lavoriamo su tre testi principali, poi ognuno dice e pensa come legge, ma c’è un lavoro comune, cosa dicono i media è un’altra cosa, ma noi lavoriamo a un progetto comune”. “Come ci ha chiesto il Papa – ha confermato mons. Salvador Pineiro Garcia Calderon - lavoriamo in totale libertà e ascoltiamo in totale umiltà” e in un “clima fraterno”. E di fronte ad “attacchi seri all’istituto familiare”, come divorzi civili, aborto, “noi dobbiamo portare il Vangelo di Gesù, accompagnati dal Papa”.

Da parte sua, padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede, rispondendo a una domanda ha ribadito che “i padri sinodali sono liberi di far conoscere i testi dei loro interventi e di parlare con chi desiderano”. “I vescovi che provengono da una diocesi – ha aggiunto - molto spesso vogliono far sapere alle loro diocesi cosa hanno detto nel Sinodo e possono farlo liberamente. Questo però viene lasciato alla libertà dei padri sinodali e alle domande che vengono loro rivolte”.

Padre Lombardi ha anche fatto sapere che “non c’è un’organizzazione generale al Sinodo per la pubblicazione di tutti i testi qui in Vaticano, anche perché possono esserci pure padri sinodali che non desiderino che i loro interventi siano resi pubblici; inoltre, non c’è un servizio di traduzione di tutti i discorsi e si tratta di testi anche molto diversi fra loro per complessità e per lunghezza. Ma i padri sinodali che desiderano pubblicarli possono farlo tranquillamente”.

 

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