05/12/2013, 00.00
INDONESIA
Invia ad un amico

South Sulawesi: islamisti e autorità locali abbattono una chiesa protestante

di Mathias Hariyadi
I vertici del distretto di Pangkep hanno imposto la distruzione dell’unico luogo di culto utilizzato dalla "comunità Gkss". Per gli estremisti l’edificio non aveva i permessi necessari. I fedeli parlano di operazione “insensata”, in violazione alla libertà religiosa. Attivista cristiano accusa il presidente e le istituzioni, incapaci di tutelare le minoranze.

Jakarta (AsiaNews) - Le autorità del distretto di Pangkep, nella provincia indonesiana delle South Sulawesi, hanno demolito il luogo di culto della comunità cristiana protestante Gkss. Le operazioni di abbattimento si sono svolte nelle prime ore del mattino; il 28 novembre scorso l'amministrazione locale aveva inviato una lettera di "avviso", in cui ordinava la fine delle attività di culto, perché l'edificio sarebbe stato chiuso a breve termine. I fedeli hanno reagito con un misto di costernazione e disappunto, bollando come "insensata" la scelta delle autorità. Anche perché di recente la comunità cristiana Gkss (Chiesa cristiana protestante delle Sulawesi del sud, ndr) si era rivolta in via ufficiale ai vertici dell'amministrazione di Pangkep, chiedendo l'autorizzazione per procedere ai lavori di ristrutturazione del tetto della "chiesa".

Dietro la demolizione, vi sarebbe la mancanza del permesso di costruzione (il famigerato Imb, Izin Mendirikan Bangunan), un documento necessario in Indonesia per costruire un edificio. La faccenda si complica quando si tratta di un luogo di culto cristiano - cattolico o protestante - perché serve anche il consenso esplicito della popolazione residente musulmana, che vive nell'area in cui sorge il luogo di culto. E spesso, oggi come in passato, il documento legale si è rivelato un pretesto per bloccare progetti o abbattere edifici preesistenti.

Zakaria Ngelow, professore di storia e membro del Sinodo delle chiese protestanti (Pgi), giudica la demolizione come un atto di "barbarie", anche perché era il solo luogo di culto cristiano nel distretto di Pangkep. La comunità locale ha cercato in tutti i modi di ottemperare ai dispositivi di legge, aggiunge lo studioso, ma "sinora gli sforzi non hanno registrato progressi significativi, a causa dell'opposizione mostrata dai locali".

La comunità protestante è presente sul territorio dai primi anni '60. Nel 1985 viene creato un primo luogo di culto semi-permanente all'interno di una scuola; nel 1989 esso diventa una casa di preghiera vera e propria, grazie a un'autorizzazione "verbale" del capo distrettuale di Pangkep. Nel 2011 emergono le prime controversie, che divampano in tutta la loro portata nel mese di agosto: il Forum islamico lancia una massiccia campagna di protesta, accusando la Gkss di aver trasformato il centro in una chiesa a tutti gli effetti, violando le norme di legge. Il gruppo estremista ha usato come pretesto per l'attacco, la richiesta avanzata dai cristiani di ristrutturare l'edificio sistemando anche il tetto.

Per gli islamisti - fra i quali vi sono anche rappresentanti del Fronte di difesa islamico (Fpi) - vi sarebbe stato un cambio di utilizzo e l'edificazione di un vero e proprio luogo di culto, per il quale è necessario l'Imb e il consenso scritto dei musulmani. Di contro, per il Gkss l'autorizzazione non era necessaria, perché non si trattava - in questo caso - della costruzione di un nuovo edificio, ma di una semplice sistemazione del tetto. I lavori hanno preso il via a fine novembre e, da progetto, prevedevano l'innalzamento di cinque metri della copertura; tuttavia, in poco tempo è arrivato l'ordine di chiusura delle autorità che, questa mattina, si è concretizzato nell'abbattimento dell'edificio.

In una nota ufficiale inviata ad AsiaNews Woro Wahyuningtyas, leader di Christian Ngo's Network Indonesia, condanna la demolizione imposta dalle autorità, che hanno mostrato "tolleranza zero" verso la minoranza religiosa locale. Tutti gli sforzi profusi dai vertici di Gkss per essere in regola, aggiunge, sono risultati vani e non sono nemmeno stati presi in considerazione dalle autorità di Pangkep. La vicenda, conclude, è una ulteriore dimostrazione della violenza e degli abusi compiuti verso i gruppi religiosi, un dato in continua crescita "senza alcun intervento da parte del presidente [Susilo Bambang] Yudhoyono e dei vertici di governo".

L'Indonesia è la nazione musulmana più popolosa al mondo (l'86% professa l'islam) e, pur garantendo fra i principi costituzionali le libertà personali di base (fra cui il culto), diventa sempre più teatro di violenze e abusi contro le minoranze. I cristiani sono il 5,7% della popolazione, i cattolici poco più del 3%, l'1,8% è indù e il 3,4% professa un'altra religione.. Nella provincia di Aceh - unica nell'Arcipelago - vige la legge islamica e in molte altre aree si fa sempre più radicale ed estrema l'influenza della religione musulmana nella vita dei cittadini. 

 

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
North Sumatra: centinaia di islamisti attaccano comunità protestante, interrotta la funzione
02/12/2013
Indonesia, critiche al ministro degli Interni che vuole un "ruolo pubblico" per gli islamisti
30/10/2013
Surabaya, estremisti assaltano una conferenza per la pace fra musulmani e cristiani
13/06/2013
East Kalimantan si unisce alla protesta contro i radicali islamici Fpi
21/02/2012
Ahok, cristiano di etnia cinese, primo non musulmano alla guida di Jakarta. Ira islamista
19/11/2014