13/07/2016, 13.28
SRI LANKA
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Sri Lanka, cattolici e pescatori contro l'esproprio di terre per sviluppare il turismo

di Melani Manel Perera

In questi giorni l’isola ospita una conferenza internazionale sul turismo organizzata dalle Nazioni Unite. Cattolici, pescatori e attivisti avevano organizzato una protesta ma sono stati minacciati dalle forze di intelligence. Essi lamentano danni enormi per la popolazione locale, che non è stata invitata alla conferenza. “È solo il grande business che trae vantaggi”.

Colombo (AsiaNews) – Le terre che sono state espropriate in nome dello sviluppo del turismo in Sri Lanka, “non creano nessun tipo di sviluppo, pace o riconciliazione tra la popolazione locale singalese e tamil”. Lo dicono ad AsiaNews cattolici, attivisti e pescatori che si oppongono alla conferenza internazionale in corso in questi giorni in contemporanea alle celebrazioni per il 50mo anniversario del Ministero del turismo. Secondo loro, l’evento sponsorizzato dall’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite ha come unico obiettivo “attrarre grandi investitori, imprese e aziende che finanzino il settore turistico per far sviluppare il Paese dopo la guerra civile”. Quello che però dimenticano le grandi istituzioni internazionali e l’attuale governo di Maithripala Sirisena, lamentano, è che le persone vogliono una sola cosa: riavere indietro le proprie terre.

L’isola asiatica in questi giorni – dall’11 al 14 luglio – ospita una conferenza internazionale sul turismo che si svolge a Pasikudah, distretto di Batticaloa, nella provincia orientale. Ospite d’onore è il presidente Sirisena, che parlerà domani in occasione dell’incontro di chiusura.

In parallelo con la conferenza, varie organizzazioni sociali capeggiate dal National Solidarity Movement insieme con il Praja Abhilashi Network e la Peoples’ Alliance for Right to Land avevano organizzato degli incontri alternativi. Secondo Francis Raajan, coordinatore del Praja Abhilashi Network, “gli attivisti volevano accendere i riflettori anche sulle condizioni delle comunità locali, ma funzionari dell’intelligence (Cid) hanno convocato i leader della protesta alla stazione di polizia di Valachchanai e hanno intimato di non tenere alcuna manifestazione. Li hanno minacciati che avrebbero impedito l’uscita in mare dei pescatori durante i giorni della conferenza, se essi non avessero bloccato ogni protesta già pianificata”.

P. Nevil Christy Cooray, tra i sostenitori dei diritti dei pescatori, ha dichiarato: “Dopo l’avvertimento, i nostri pescatori erano spaventati. Siamo stati costretti a fermare tutto. È davvero penoso che il primo ministro Ranil Wickremasignhe sia venuto a dirci che dobbiamo lasciare le nostre terre di pesca per fare spazio agli hotel. In quanto leader del popolo, egli non dovrebbe mettere in discussione il nostro dolore”.

Il leader cattolico lancia accuse contro l’agenzia delle Nazioni Unite che sostiene questo tipo di “turismo dell’esproprio”. Altre persone raccontano come il governo stia creando una sorta di “corridoio per gli elefanti”, in modo da attrarre turisti. A. Saleema, una donna musulmana che vive nelle isole Kalpitiya, riferisce che il precedente governo di Mahinda Rajapaksa ha confiscato e distrutto tutti i suoi appezzamenti coltivati.

Ruki Fernando, un altro attivista, denuncia inoltre che la conferenza internazionale è stata organizzata senza includere la popolazione locale. “Nessuno sapeva nulla – conclude – né gli operatori del settore ittico, né i proprietari di ristoranti o di alberghi. Le vittime di guerra che abitano nella zona non guadagneranno nulla da questo incontro, che è a vantaggio solo del grande business”.

 

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