15/08/2009, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka, festa dell’Assunzione: preghiere per la pace e i profughi del nord

di Melani Manel Perera
I cattolici denunciano un uso a fini “commerciali e propagandistici” del governo. Esso ha allestito servizi di trasporto per favorire il pellegrinaggio dei cittadini del sud, ma impedisce agli sfollati della guerra di lasciare i “centri di accoglienza”. Il santuario di Nostra Signora di Madhu deve essere simbolo di unità per il Paese.
Colombo (AsiaNews) – Sperano nella pace per il Paese, ma hanno lo sconforto nel cuore, per i moltissimi sfollati rinchiusi nei campi profughi governativi nel nord. Con questo spirito i cristiani dello Sri Lanka vivono la festa dell’Assunzione, caratterizzata dal tradizionale pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Madhu. Il governo pubblica dati da record sul numero dei pellegrini, ma i fedeli, più che alle cifre, guardano alla situazione ancora difficile che vivono le vittime della guerra fra esercito e i ribelli delle Tigri Tamil (Ltte).
 
Questa mattina alle 6.30 è stata celebrata la messa dell’Assunzione della Vergine Maria, alla quale hanno partecipato moltissimi fedeli, cristiani e non, proventi dal sud del Paese. Il governo, per promuovere lo spostamento dei pellegrini, ha predisposto una serie di servizi tra i quali mezzi di trasporto e collegamenti fra Colombo e il Santuario. Il principale luogo di culto mariano dell’isola sorge a Mannar, 220 km a nord della capitale, in un territorio a lungo sotto il controllo delle Tigri Tamil e toccato dalla guerra.
 
Secondo fonti di governo, dal 6 agosto scorso un numero record di fedeli ha visitato il Santuario mariano. Solo il 12 agosto i devoti sono stati 13mila; negli ultimi giorni il numero ha superato i 30mila. I pellegrini chiedono “una benedizione per il Paese… e la pace”.
 
Per il governo si tratta di un giro di affari vorticoso, considerato che i servizi di trasporto garantiti da treni e pullman “sono efficienti, ma non gratuiti”; gli stessi cattolici dello Sri Lanka ammettono di “non aver mai visto un contributo così massiccio del governo” alla festa.
 
Tra i cristiani dello Sri Lanka, invece, serpeggia un sentimento di “sconforto” per la sorte di moltissimi sfollati del nord, ancora oggi rinchiusi nei campi profughi e impossibilitati a partecipare al pellegrinaggio. Nella zona si è diffuso un detto secondo il quale “mentre i proprietari [gli abitanti del nord] sono agli arresti domiciliari, gli stranieri [provenienti dal sud] stanno festeggiando”.
 
Sacerdoti cattolici e pastori protestanti, alcuni attivisti per i diritti umani e personalità della Chiesa a Colombo spiegano che “non è tempo di festeggiamenti”, sino a che non ci si potrà riunire “come un’unica famiglia” senza la tragedia “delle persone rinchiuse nei campi profughi”.
 
Molti fedeli della capitale ammettono di “odiare la propaganda politica” promossa dalla classe dirigente che mira a conquistare “il consenso dei cattolici: non dobbiamo mischiare la politica con le feste religiose. La Chiesa cattolica rischia di essere intrappolata dai giochi politici del governo”.
 
“Risolvete il dramma degli sfollati – denunciano – e permetteteci il prossimo anno di celebrare la festa insieme, cittadini del Nord, del Sud e di ogni altra zona” dello Sri Lanka.
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