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» 21/06/2012
SRI LANKA
Sri Lanka, padre si suicida perché non riesce a mantenere la sua famiglia
di Melani Manel Perera
Jesumaria Kingsley, pescatore cattolico di 40 anni, perde una gamba durante le proteste contro il caro benzina. Sebastian, 14 anni, lascia la scuola per aiutare madre e fratelli. Provato dalla situazione, l’uomo decide di impiccarsi. Attivista per i diritti dei pescatori: “Siamo tutti responsabili della sua morte”.

Chilaw (AsiaNews) - La crisi economica e sociale che sta attraversando il mondo, fa le sue vittime anche in Sri Lanka: Jesumaria Kingsly, pescatore cattolico di 40 anni con il sogno di vedere studiare i suoi quattro figli, si è tolto la vita impiccandosi. I problemi per lui sono iniziati lo scorso febbraio, quando egli ha perso una gamba durante le proteste contro il caro benzina (v. 14/02/2012, "Colombo ignora le proteste contro il caro benzina di migliaia di pescatori cattolici").

Jesumaria, un piccolo pescatore di un villaggio vicino a Chilaw (North Western Province), con il suo lavoro manteneva sua moglie, Jenita Nilanthi, e i loro quattro figli: tre maschi di 14, 13 e 7 anni, e una femmina di 10. Nonostante le ristrettezze economiche, tutti i ragazzi sono sempre andati a scuola. Il 15 febbraio scorso, nei giorni in cui la popolazione manifesta contro l'aumento dei prezzi dei carburanti, l'uomo esce per comprare una sacca di cemento. Mentre cammina, colpi di pistola lo raggiungono, ferendolo in modo grave alle gambe. La sua vita cambia: Jesumaria deve smettere di lavorare, e sua moglie - che non può lavorare per problemi di salute - non sa come fare. "Kingsly - raccontano alcuni amici - è molto preoccupato, non fa che pensare a come poter mantenere i figli". La parrocchia li aiuta, ma il contributo economico non è sufficiente per affrontare i bisogni quotidiani di sei persone. Intanto, lo Stato non fornisce alcun tipo di aiuto.

Dopo qualche mese, con l'ausilio di stampelle, Jesumaria prova a tornare al porto. "I suoi amici - racconta Nilanthi in lacrime ad AsiaNews - lo aiutano, dandogli qualche pesce da vendere al mercato e guadagnare qualcosa per noi". Poi, suo figlio Sebastian decide di lasciare la scuola per andare a lavorare come pescatore, ma non guadagna più di 150-200 rupie (tra 90 cent e 1,20 euro) al giorno: troppo poco, per sei persone. Ad amici e parenti, Jesumaria non nasconde la tristezza di dover vedere suo figlio costretto a lavorare al suo posto, invece di studiare come i suoi coetanei. Provato dalla situazione, il 15 giugno scorso l'uomo si toglie la vita.

Herman Kumara, presidente del movimento National Fisheries Solidarity (Nafso) e ospite d'onore al World Forum for Fisher People (Wffp), sottolinea ad AsiaNews: "La storia di Jesumaria Kingsly e della sua famiglia è un chiaro esempio di come vivono migliaia di piccoli pescatori. Povertà cronica e ingiustizia sono all'ordine del giorno. Sono persone poco istruite, che non vengono ascoltati perché non hanno istituzioni che rivendichino i loro diritti. A febbraio, i pescatori hanno capito quello che sarebbe successo loro con l'aumento dei prezzi della benzina, e hanno manifestato. Il governo ha risposto con le pistole, uccidendo un uomo e lasciandone tre disabili a vita". E aggiunge: "Tutti noi, in questa società, siamo responsabili della morte di quest'uomo. Non possiamo fingere".

Deciso nella notte dell'11 febbraio, il caro benzina ha - di fatto - messo in ginocchio soprattutto i piccoli pescatori, che da un giorno all'altro sono passati a spendere da 3mila rupie (18,9 euro) a 4.500 rupie (28,4 euro) al giorno, solo per il carburante. 

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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