21/05/2012, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka, suore cattoliche ricordano vittime e scomparsi della guerra civile

di Melani Manel Perera
Mentre il governo celebrava i soldati caduti con una medaglia al valore, il Sisters’ Link for Justice, Truth and Reconciliation ha organizzato una contro-commemorazione e un servizio di preghiera. A tre anni dalla fine del conflitto (19 maggio 2009), per le religiose è necessario un ricordo “senza discriminazione”, perché solo il perdono e la compassione possono portare a una vera riconciliazione.

Colombo (AsiaNews) - Nel terzo anniversario della fine della guerra civile in Sri Lanka, non bisogna ricordare solo i soldati caduti, ma "ogni vittima del conflitto, senza discriminazione, perché tutti sono esseri umani". È con questo spirito che un gruppo di suore cattoliche, il Sisters' Link the Justice, Truth and Reconciliation, ha organizzato un servizio di preghiera in memoria dei tanti cittadini scomparsi in trent'anni di conflitto, il 19 maggio scorso nella chiesa di Fatima. Il raduno delle religiose è stato una contro-commemorazione, in risposta all'evento ufficiale preparato lo stesso giorno dal governo. Nelle celebrazioni, lo Stato ha voluto conferire una medaglia al valore alle famiglie dei militari morti in guerra, caduti per "difendere il Paese" dalla minaccia dei ribelli Tamil.

Davanti a 150 persone, tra suore, sacerdoti cattolici e laici, suor Helen Fernando (Suore della Sacra Famiglia) ha detto: "I semi della riconciliazione possono attecchire solo se vi sono perdono e compassione. I leader di ogni fazione politica dovrebbero avere l'umiltà di venirsi incontro e insieme chiedere scusa al popolo per tutte le vittime innocenti di questo conflitto".

Durante il servizio di preghiera, erano ben visibili una bandiera nera e una bianca. "Quella nera - spiega ad AsiaNews suor Deepa Fernando, un'altra religiosa  delle Suore della Sacra Famiglia - ci ricorda i nostri morti, gli scomparsi e le tenebre in cui ancora vive questa nazione. Dopo tre anni, molte persone vivono ancora nei campi profughi, senza servizi minimi, né un lavoro". Per questa condizione, secondo la religiosa "anche i leader religiosi devono chiedere scusa", per essere rimasti a lungo in silenzio senza fare nulla. La bandiera bianca, invece, "ci ricorda che siamo tutti figli della luce, e per questo dobbiamo pregare e agire perché tutti vedano riconosciuti i propri diritti".

Presenti alla contro-commemorazione, anche Sandayaa Eknaligoda e Malathi: la prima è moglie di un giornalista scomparso, la seconda una vedova di guerra. Per le due donne, il raduno organizzato dalle religiose "è stata un'ottima opportunità per ricordare a questa società che anche noi facciamo parte della comunità". 

 

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