02/06/2006, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka: famiglie povere ospitano i rifugiati delle violenze nel nord-est

di Danielle Vella

Il direttore del Jesuit Refugee Service nel Paese "scopre" la generosa ospitalità dei poveri ai loro connazionali in cerca di luoghi più sicuri: "Voler dividere il poco, che possiedono con gli altri è segno della presenza di Dio".

Colombo (AsiaNews) – Famiglie povere, che stentano a sopravvivere, aprono le porte delle loro case e i loro cuori ai rifugiati delle violenze in Sri Lanka. A raccontarlo è p. Vinny Joseph, direttore del Jesuit Refugee Service (Jrs) nel Paese, che dai martoriati distretti orientali di Trincomalee e Batticaloa parla di questa "scoperta" come di "una candela nel buio". Il sacerdote è andato a visitate queste zone per rendersi conto in prima persona dei bisogni di questa gente "disperata", in fuga dalla recrudescenza degli scontri tra ribelli delle Tigri Tamil e forze governative.

Circa 40mila persone hanno abbandonato le loro case alla fine di aprile, quando Colombo ha condotto attacchi navali ed aerei contro sospette basi dei ribelli nell'est, in risposta a un attentato suicida avvenuto al quartier generale dell'esercito nella capitale. Gli attacchi governativi hanno ucciso 15 persone.

P. Vinny ricorda che in quell'occasione "sette villaggi - Senayoor, Sambur, Kattaiparichan, Santhosapurm, Nallur, Koonitheevu e Sudaikuda - sono stati bombardati in modo indiscriminato. Dopo l'attacco, gli abitanti di 22 villaggi vicini hanno cominciato a fuggire". "La maggior parte delle persone - racconta - sono sistemate in scuole, tende e sotto gli alberi. Ho potuto vedere con i miei occhi le condizioni pietose in cui vivono e la situazione straziante di tutta la zona".   

Nonostante la disperazione, però, la solidarietà non è venuta meno. "Alcune famiglie povere hanno accolto in casa diversi rifugiati, e a volte interi nuclei famigliari, un gesto di grande generosità", dice il gesuita. "In alcune abitazione non c'è posto, ma il cuore di questa gente è grande abbastanza da ospitare i bisognosi".

Il sacerdote è rimasto molto colpito anche dal calore con cui è stato accolto al campo per i rifugiati, dove il Jrs svolge attività psico-sociali, classi serali per bambini e distribuisce razioni di cibo per circa duemila famiglie. "Nella mia vita non dimenticherò mai il thé caldo offerto a me e al mio staff da una famiglia che vive in una tenda. Il voler dividere con noi la loro misera razione di thé e zucchero è stato un chiaro segno della presenza di Dio anche in un'umanità così distrutta".

Ma la situazione nel Paese va deteriorandosi. P. Vinny riconosce che "mai negli ultimi quattro anni mi sono sentito così insicuro; è la prima volta che avverto una forte vulnerabilità, e anche per il mio staff non è una sensazione che aiuta il nostro lavoro".

 

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