02/11/2012, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka: in quattro giorni, più di 1000 persone scompaiono nel nulla

di Melani Manel Perera
Leader religiosi cristiani e buddisti, attivisti e famiglie hanno partecipato alla 22ma Commemorazione nazionale dedicata agli scomparsi. Le testimonianze di due donne tamil, che da due anni non hanno notizie di marito e figlio. Presidente del Families of the Disappeared: “Perché il presidente Rajapaksa nega l’esistenza di simili sparizioni?”.

Raddoluwa (AsiaNews) - Negli ultimi quattro giorni in Sri Lanka 1.018 persone sono scomparse nel nulla. Secondo la Croce rossa, in tutto il 2011 il numero delle sparizioni supera le 15mila, e addirittura più di 20mila nel 2010. A presentare i dati è Brito Fernando, presidente del Families of the Disappeared, che il 27 ottobre ha organizzato la 22ma Commemorazione nazionale dedicata alle persone scomparse. Tenutosi ai piedi del monumento agli scomparsi di Raddoluwa, all'evento hanno partecipato leader religiosi cristiani e buddisti, oltre ad attivisti sociali e i familiari di vittime di tutto il Paese.

P. Marimuttu Sathivel, sacerdote anglicano, e il monaco buddista Ven. Bendiwewa Diyasena Thero, hanno mosso una critica alle personalità religiose dello Sri Lanka, che non sempre "vediamo difendere i loro fedeli", ma anzi spesso "restano in silenzio" per timore di "diventare traditori" dello Stato. Invece, sottolineano, "tutti noi leader religiosi dobbiamo avere il coraggio di agire come ha fatto Cristo sulla croce". "In questo modo - nota il monaco - potremmo indossare con orgoglio la veste di 'traditori'", perché "al giorno d'oggi, [i traditori] sono quelli che dicono la verità e si battono per i più bisognosi".

Tra i partecipanti alla commemorazione, c'era anche una madre tamil originaria del distretto di Mannar. L'11 settembre del 2008, la donna ha perso suo figlio: mentre questi dormiva, le forze di sicurezza sono entrate in casa e l'hanno portato via. Da quel momento, nonostante i tanti sforzi, lei non è più riuscita ad avere notizie sul giovane. "Ho cercato mio figlio in ogni campo, e non ho mai ottenuto alcuna informazione. Sarebbe stato meglio se l'avessero ucciso di fronte ai miei occhi, che portarmelo via in questo modo".

Un'altra donna tamil originaria di Batticaloa (Eastern Province), racconta di aver visitato almeno 175 volte diversi campi di detenzione, alla ricerca di suo marito. L'uomo era un pescatore, portato via nel 2008 mentre era fuori in mare. "Quando chiedevo informazioni su mio marito - spiega la donna - ho ricevuto insulti e trattamenti sgradevoli, anche nelle stazioni di polizia". Per allontanarla, continua, "gli agenti mi dicevano che mio marito non è stato sequestrato, ma che potrebbe essersene andato con un'altra donna".

Brito Fernando aggiunge: "Di fronte a centinaia di testimonianze come queste, come possono il nostro presidente Mahinda Rajapaksa e suo fratello Gotabaya [ministro della Difesa, ndr] negare che cose simili accadono in Sri Lanka?". 

 

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