08/03/2017, 12.59
IRAN - STATI UNITI

Stati Uniti: fondi iraniani all’estero per risarcire le vittime di terrorismo. Ira di Teheran

Secondo la Repubblica islamica l’iniziativa legale di un gruppo di avvocati Usa è “completamente ingiusta”. Il denaro verrebbe utilizzato anche per risarcire le vittime dell’11 settembre. Nel mirino 1,6 miliardi al momento congelati in una banca del Lussemburgo. Vice ministro iraniano: Azione “completamente ingiusta e priva di fondamento”.

 

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Teheran giudica “completamente ingiusta” l’iniziativa legale di un gruppo di avvocati statunitensi che, col benestare delle autorità di governo a Washington, mirano a sequestrare i fondi iraniani “congelati” all’estero. Il denaro sarebbe poi utilizzato per risarcire le vittime del terrorismo, come prevede una controversa norma approvata nel recente passato dal Congresso - e che ha scatenato le ire di Riyadh -, fra cui i parenti delle persone morte negli attentati dell’11 settembre.

Nel 2012, un giudice di New York aveva ordinato all’Iran di pagare sette miliardi di danni ai familiari degli attentati del 2001. Sebbene 15 dei 19 attentatori provenissero dall’Arabia Saudita e non vi sia alcun legame fra l’attacco e la Repubblica islamica, il magistrato aveva accusato l’Iran di aver aiutato al Qaeda consentendo il passaggio dei suoi membri sul proprio territorio.

In questi anni Teheran ha sempre respinto le accuse e si è rifiutata di versare il denaro. Da qui la decisione degli avvocati di parte civile di accedere agli 1,6 miliardi appartenenti all’Iran, che si trovano al momento congelati in una banca del Lussemburgo.

“Alcuni oppositori della Repubblica islamica dell’Iran - ha affermato Majid Takht Ravanchi, vice ministro iraniano degli Esteri - hanno cercato di estendere l’applicazione di una legge nazionale degli Stati Uniti, che è completamente ingiusta e priva di fondamento, per applicarla al di fuori dell’America”.

Dopo anni di embargo, l’Iran ha ottenuto un parziale alleggerimento delle sanzioni economiche dell’Occidente, in cambio dell’accordo raggiunto nel luglio 2015 sul controverso programma atomico [per usi civili secondo Teheran, per produrre la bomba secondo Usa e Israele]. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno mantenuto in vigore tutta una serie di sanzioni per il programma di missili balistici di Teheran, oltre che per il sostegno [armato] a movimenti sciiti in Medio oriente.

Tra i vari provvedimenti tuttora in atto, vi è anche il congelamento di miliardi di dollari di beni dell’Iran, esportati ai tempi dell’ultimo Shah di Persia Mohammad Reza Pahlavi, e che Teheran rivuole indietro. Anche di recente Washington ha bloccato l’uso del dollaro nelle transazioni bancarie, fermando i nuovi contratti economici stabiliti dopo l’accordo sul nucleare.

Da qui la decisione di Teheran nel giugno scorso di denunciare gli Stati Uniti alla Corte internazionale di giustizia, per “appropriazione indebita” di quasi due miliardi di dollari. Washington continua a considerare la Repubblica islamica una nazione che “sponsorizza” il terrorismo di Stato e l’ascesa alla presidenza di Donald Trump, dopo i tentativi del predecessore Barack Obama di ricucire i rapporti, ha segnato una nuova escalation della tensione.

Il denaro congelato dagli Stati Uniti dovrebbe essere utilizzato per compensare non solo i parenti delle vittime dell’11 settembre, ma anche i familiari dei 241 americani morti nell’attacco bomba a una caserma dei Marines in Libano nel 1983. Lo scorso anno la Corte suprema ha stabilito che 2,1 miliardi congelati in un conto di una filiale Citybanc a New York devono essere usati a titolo di risarcimento.

 

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