15/12/2011, 00.00
MYANMAR – LAOS
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Studio Onu: cresce la produzione di oppio in Myanmar e Laos

Dal 2006 a oggi è raddoppiata nel Sud-est asiatico. Mancanza di stabilità, sicurezza e sviluppo sostenibile fra i fattori che spingono a investire nel mercato della droga. In Myanmar il prezzo di mercato passa dai 305 dollari del 2010 ai 450 di quest’anno. Il modello thai come alternativa “positiva” agli oppiacei.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) – La coltivazione di oppio dal 2006 a oggi nel Sud-est asiatico è raddoppiata; in particolare, nell’ultimo anno la crescita più significativa si è registrata in Myanmar (+ 14% nel 2011) e Laos. È quanto emerge da un rapporto diffuso oggi dal Dipartimento Onu per la droga e il crimine (Unodc), che punta il dito contro mancanza di sicurezza, stabilità politica e sviluppo sostenibile, fra i fattori che spingono gli agricoltori a foraggiare il mercato della droga. Il dato relativo al solo 2011 parla di una crescita del 5%, con una produzione totale che passa da 640 tonnellate alle attuali 670 tonnellate. Nella ex Birmania il prezzo del prodotto sul mercato – sempre secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite – è pressoché raddoppiato, passando dai 305 dollari al chilo del 2010, ai 450 dollari di quest’anno

Jason Eligh, responsabile Unodc per il Myanmar, riferisce che la crescita dei prezzi rende “allettante la produzione per gli agricoltori”, con una particolare concentrazione nello Stato Shan, al confine con la Thailandia, dove si concentra il 90% dei campi coltivati. Inoltre, anche quest’anno la nazione birmana si conferma secondo principale coltivatore al mondo (23% del totale nel 2011), dietro l’Afghanistan che mantiene di gran lunga il primato nel settore. Nel Laos viene coltivato “solo” il 2% del totale mondiale, ma dal 2010 le aree coltivate sono aumentate del 37%.

“Sfortunatamente – spiega Yuri Fedotov, direttore esecutivo dell’agenzia Onu – la situazione nella regione non è positiva”, soprattutto se associata al consumo crescente di anfetamine e pillole in molte nazioni del Sud-est asiatico. Egli auspica una “maggiore attenzione” della comunità internazionale alla “natura” del crimine organizzato, per contrastare in maniera efficace la produzione e il traffico degli stupefacenti.

Secondo le stime, il valore della produzione di oppio in Myanmar, Laos e Thailandia – il cosiddetto Triangolo d’oro, dove da decenni si concentrano le coltivazioni – è cresciuto del 48% nell’ultimo anno, attestandosi attorno ai 319 milioni di dollari.

Per combattere il mercato dell’oppio, il rappresentante Unodc per l’Asia dell’Est e il Pacifico Gary Lewis propone di adottare il modello thailandese. Bangkok ha investito 1 miliardo di dollari negli ultimi 40 anni per promuovere coltivazioni alternative e incentivi di altra natura: “il loro approccio – commenta il funzionario Onu – è stato positivo”, ma è auspicabile che gli altri Paesi impieghino meno di quattro decenni per attuare risposte concrete.
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