07/09/2017, 08.56
RUSSIA
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Sui Rohingya, Kadyrov apre la lotta contro Putin

di Vladimir Rozanskij

Il presidente ceceno polemico verso le posizioni russe sulla minoranza islamica in Myanmar. Musulmani manifestano a Mosca, mentre vige una legge sulle manifestazioni non autorizzate. Un milione di islamici a Grozny.

Mosca (AsiaNews) - Il presidente ceceno Ramzan Kadyrov ha scatenato una dura polemica contro Vladimir Putin sulla questione dei Rohingya. La polemica ha messo in crisi le recenti espressioni di stima del presidente russo verso la comunità islamica, diffuse in occasione della Festa di Kurban-Bayram. Le tensioni sono sfociate perfino in clamorose manifestazioni di piazza dei musulmani contro il governo a Mosca (foto 1) e a Grozny.

Kadyrov (foto 2) era intervenuto nei giorni scorsi contro la politica di Putin verso il Myanmar, dove è in corso una violenta repressione della minoranza Rohingya. Il presidente ceceno, storico alleato di Putin, ha diffuso un video-intervento su Instagram, in cui dichiara di sostenere posizioni diverse da quelle ufficiali del governo russo. Vladimir Putin ha risposto in modo sprezzante, negando a Kadyrov ogni funzione ufficiale riguardo alla politica estera. Durante la conferenza stampa conclusiva del summit tra i Paesi Brics a Xiamen, il leader russo ha ricordato che “riguardo alle opinioni dei cittadini russi sulla politica estera dello Stato russo, ogni persona ha il diritto di avere una sua opinione. E questo indipendentemente dal ruolo che egli riveste. I dirigenti delle regioni non fanno eccezione a questa regola. Vi assicuro che non esiste alcuna fronda rappresentata dalla dirigenza della Cecenia”.

Sollecitati dalle parole di Kadyrov, centinaia di musulmani si sono radunati in un corteo non annunciato né autorizzato a Mosca, manifestando di fronte all’ambasciata del Myanmar e inveendo contro le autorità e contro la popolazione buddista del Paese. Il 4 settembre, nel centro della capitale cecena Groznyj, circa un milione di musulmani si è radunato per esprimere la propria solidarietà alla minoranza islamica dei Rohingya (foto 3). Occorre ricordare che che lo scorso marzo, Mosca aveva bloccato insieme a Pechino una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu a sostegno dei musulmani in Myanmar.

La manifestazione di Mosca ha suscitato molta impressione nella popolazione. Subito dopo le pacifiche celebrazioni della festa di Eid-al-adha, vedere gruppi di musulmani girare minacciosamente per le strade gridando “Allah Akbar!” sembrava imprevedibile.

Quest’anno in Russia è particolarmente elevato l’allarme pubblico di fronte a manifestazioni non autorizzate, dopo quelle dei giovani contro la corruzione ispirate dalle opposizioni, come il movimento di Aleksej Naval’nyj. Proprio in questi mesi il governo ha approvato una serie di regole restrittive sull’ordine pubblico e la libertà di opinione, stabilendo limiti inediti, fino alla legge attualmente in discussione sul reato di “comportamento indesiderabile contro lo Stato” da punire con arresti ed espulsioni.

Kadyrov ha tutte le capacità per mettere in crisi l’autorità del governo centrale. Egli è stato imposto da Putin dopo i conflitti nella regione, che hanno caratterizzato l’inizio del suo primo mandato presidenziale. La sua figura sembrava un riflesso del “pugno di ferro” moscovita su ogni rigurgito bellico e terroristico nella caldissima zona del Caucaso. E proprio la Cecenia veniva indicata da Putin come centrale del terrorismo internazionale, senza che l’opinione pubblica mondiale desse grande credito alle sue parole, salvo poi ricredersi dopo i fatti dell’11 settembre 2001. Con le manifestazioni di questi giorni, la repubblica cecena torna ad apparire un pericoloso rifugio dell’islam radicale, da cui la Russia sperava di essersi immunizzata.

In più, fin dalla fine dell’Unione Sovietica si favoleggia sul “tesoro del Pcus”, gli sterminati fondi di partito che sarebbero stati nascosti proprio in Cecenia, e mai ritrovati. Sulla base di questa probabile leggenda, i capi ceceni (o la “mafia cecena”, secondo alcuni), avrebbero conservato un forte potere d’influenza sullo stesso governo di Mosca. L’inattesa rivolta di Kadyrov potrebbe annunciare l’inizio del declino dello stesso Putin.

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