01/09/2017, 12.43
INDIA
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Suore di Madre Teresa, ‘missionarie della prima linea’ nei pogrom dell’Orissa

di Nirmala Carvalho

Suor Suma è la superiora regionale delle Missionarie della Carità ad Akhola, in Maharashtra. Nel 2008, guidava la congregazione in Orissa. Per portare sollievo alle vittime e ai sopravvissuti cristiani ha rischiato il linciaggio. Il ricordo della Santa di Calcutta, a pochi giorni dal primo anniversario della canonizzazione. L’esempio di santa Francesca Saverio Cabrini, “una sfida per la vita della Madre”.

Mumbai (AsiaNews) – Essere dalla parte dei deboli e aiutare chi ha bisogno in ogni situazione, anche a costo della vita. È l’insegnamento di Madre Teresa di Calcutta, la “madre dei più poveri tra i poveri”, che suor Suma, delle Missionarie della Carità, ha testimoniato con il proprio impegno in favore degli ultimi. Nel suo caso, gli ultimi erano i cristiani dell’Orissa, che nel 2008 sono stati vittime della più feroce persecuzione da parte dei nazionalisti indù mai attuata in India. A pochi giorni dal primo anniversario della canonizzazione di Madre Teresa, avvenuta in Vaticano il 4 settembre 2016, la missionaria ricorda ad AsiaNews alcuni momenti di quelle violenze e di come lei e le altre consorelle, di fronte al pericolo, hanno scelto nonostante tutto di seguire l’esempio di amore della Madre.

Nell’agosto del 2008, quando i radicali indù hanno scatenato i pogrom contro i cristiani, suor Suma era la superiora regionale delle Missionarie della Carità in Orissa. In quei giorni di ferocia settaria, la religiosa ha guidato un gruppo di missionarie nei campi profughi, per assistere e confortare le vittime. Ma l’automobile su cui viaggiavano è stata assaltata dai radicali. La suora racconta che i criminali hanno lanciato pietre contro il veicolo e le avrebbero anche linciate, se gli anziani del villaggio non fossero intervenuti a salvarle.

Per il loro coraggio in quei giorni, l’allora arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, mons. Raphael Cheenath, le ha definite “missionarie della prima linea, che hanno sfidato il pericolo e gli assalti per dare conforto alle vittime e ai sopravvissuti”.

Suor Suma, che oggi guida la congregazione ad Akhola, in Maharashtra, riporta che l’impegno della Santa di Calcutta in favore degli emarginati, dei poveri, di coloro che erano esclusi dalla società perché malati o disabili, è da ricondurre all’esempio di un’altra santa. Si tratta di santa Francesca Saverio Cabrini, una missionaria italiana naturalizzata statunitense, fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, protettrice degli immigrati. “Madre Teresa – dice la religiosa – si domandava in che modo avrebbe potuto seguire le orme di santa Francesca, che non aspettava che le anime andassero da lei. Era lei stessa ad andare alla ricerca delle anime con altri volontari zelanti. La santa era una sfida per la vita di Madre Teresa che si chiedeva: ‘Perché non posso fare in India quello che santa Francesca ha fatto in America?’”.

Fino a quando “il 19 settembre 1946 c’è stata quella che la Madre chiamava ‘la chiamata nella chiamata’, mentre era in viaggio su un treno per Darjeeling”. La suora riporta che negli anni ’40 in India, e soprattutto nella zona del West Bengal a confine con il Bangladesh, c’erano tante persone sofferenti. La carestia del 1943-1944 aveva provocato la morte di quasi 4 milioni di persone, di cui tre nella sola città di Calcutta. In quel viaggio in treno, la suora di origini albanesi capì qual era la sua missione: “Mai rimanere indifferenti in una situazione di dolore, pregare per dare sollievo agli afflitti, prendersi cura di coloro che soffrono”. In poche parole: essere al servizio dei più poveri tra i poveri di Calcutta. “E da quel momento – continua – lei era solita dire che non aveva fine la grazia che Dio le ha donato”.

Da quel giorno, riferisce suor Suma, sono passati tanti anni e “la Madre ha sempre promesso di dare santi alla Madre Chiesa. Ha promesso dei martiri, e tra di noi ci sono giù 11 consorelle e un confratello che hanno donato la propria vita per la fede”.

In conclusione la religiosa vuole ricordare a tutti i cattolici le parole di Madre Teresa: “Possa tu avere il coraggio di rispondere alla chiamata di Dio fino a che non ti fa male; possa la tua vita dissipare le tenebre del mondo; possa tu diventare araldo dell’amore e della compassione di Dio e della sua presenza nelle circostanze cupe del mondo; Dio vi benedica tutti”.

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