31/08/2021, 08.50
RUSSIA-ASIA CENTRALE
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Talebani al potere: Mosca si prepara alla guerra in Afghanistan

di Vladimir Rozanskij

Organizzate apposite esercitazioni militari in Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan. I russi hanno diverse basi nella regione. I legami del Cremlino con gli anti-talebani dell’Alleanza del nord. Gli estremisti afghani come gli anarchici ucraini del periodo 1917-1921.

Mosca (AsiaNews) – La Russia prepara nuove esercitazioni militari in Asia centrale, per essere pronta di fronte a possibili conflitti dopo la presa di potere da parte dei talebani in Afghanistan. A inizio settembre saranno eseguite in Kirghizistan alcune manovre dei contingenti delle “Forze collettive di schieramento veloce” (Ksbr). Si tratta di un coordinamento militare creato nel 2001 tra i Paesi dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto), fondata nel 1992 dai russi e da alcune nazioni ex-sovietiche.

Chiamate “Confine 2021”, le manovre erano pianificate da tempo, ma vista la piega che stanno prendendo gli avvenimenti in Asia centrale, gli scopi sono stati ricalibrati sugli sviluppi in Afghanistan. Gli esperti militari temono che inizi una nuova guerra civile afghana, simile a quella che ha contrapposto i talebani all’Alleanza del nord quasi 30 anni fa. Il ministro russo della Difesa Sergej Šojgu pone l’accento sull’enorme arsenale rimasto in mano ai talebani, e non esclude che l’instabilità si diffonda anche negli Stati vicini.

Il Cremlino ha mobilitato oltre 400 soldati delle proprie truppe di montagna, trasferiti in gran parte dalla repubblica di Tuva in Siberia: sono le unità ritenute più adatte ad affrontare i possibili conflitti afghani.

Le manovre kirghise fanno seguito a due altre iniziative analoghe in Uzbekistan e in Tagikistan, altri Stati in cui sono presenti diverse basi militari russe. Šojgu ha precisato che tutte queste strutture “saranno utilizzate a difesa dei confini dei Paesi della Csto in caso di aggressione dall’Afghanistan”. La “Base 201” del Tagikistan è stata rifornita di nuovi missili terra-aria portatili “Verba” e di altre armi di ultima generazione, insieme a 60 mezzi corazzati, destinati a rimanere in Kirghizistan anche dopo la fine delle esercitazioni.

Il Tagikistan è l’unico Paese della Csto che confina con l’Afghanistan, con cui condivide in parte anche la composizione etnica, ma nella storia post-sovietica è già capitato che ribelli e terroristi si siano riversati in Kirghizistan attraverso le montagne, e da lì anche in altri Paesi dell’Asia centrale. Il conflitto interno è già in qualche modo iniziato nel Panjshir, una piccola provincia a ridosso delle montagne che si snodano fino al Tagikistan e al Pakistan. Nella stretta valle sono radunate le milizie degli oppositori ai talebani. Sono guidate dall’ex vice presidente afghano Amrullah Saleh e comandate da Ahmad Massoud, figlio di Ahmad Shah Massoud, uno dei capi dell’Alleanza del nord ucciso dai talebani nel 2001.

Prima dell’arrivo degli Usa in Afghanistan, l’Alleanza del nord era sostenuta proprio dalla Russia, insieme al Tagikistan e all’Uzbekistan. Massoud ha dichiarato in questi giorni che al suo fianco si è schierato Abdul Rashid Dostum. Di origine uzbeka, egli è uno storico “signore della guerra” ed ex vicepresidente afghano, ora rifugiato in Uzbekistan. Se non si troverà una soluzione politica che garantisca le minoranze etniche, anche gli uzbeki imbracceranno le armi contro i talebani.

Il colonnello russo-uzbeko Šamil Gareev, che ha partecipato 20 anni fa all’organizzazione del sostegno all’Alleanza del nord, ritiene che il conflitto interetnico in Afghanistan è possibile solo se prevarranno gli esponenti più radicali dei talebani, come ha dichiarato il 29 agosto alla Nezavisimaja Gazeta. Egli ha paragonato i talebani “all’esercito del batka Makhno”, un gruppo anarchico di contadini dell’Ucraina del sud che tra il 1917 e il 1921 ha tentato di prendere il potere durante l’occupazione austriaca, lottando anche contro i sovietici. Per i russi è un esempio quasi aneddotico di velleitarismo disorganizzato, per indicare il caos generale che potrebbe emergere con il governo dei talebani.

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