17/07/2017, 08.56
IRAN

Teheran, il fratello del presidente Rouhani arrestato per “reati finanziari”

La magistratura ha disposto un mandato di arresto nei confronti di Hossein Ferydoun. Revocati i termini per la libertà su cauzione. Egli sarebbe coinvolto in uno scandalo relativo a salari gonfiati di manager pubblici. Portavoce magistratura: Altre persone coinvolte nell’inchiesta e finite in prigione.

 

Teheran (AsiaNews) - La magistratura iraniana ha disposto un mandato di arresto nei confronti di Hossein Ferydoun, fratello del presidente Hassan Rouhani, per non meglio precisati “reati finanziari”. Egli non sarebbe riuscito a rispettare i termini della libertà su cauzione e, per questo, è stato condotto in prigione.

In passato egli era stato associato a funzionari pubblici, al centro di uno scandalo relativo a salari gonfiati di alcuni manager di una compagnia di assicurazioni statali. Egli ha sempre respinto con forza le accuse di cattiva condotta.

La vicenda si trascina da oltre un anno ed è emersa anche in occasione della recente campagna elettorale che ha portato, al termine del voto, alla conferma del fratello e presidente Hassan Rouhani a un secondo mandato. Del resto il tema della corruzione, assieme all’economia, è stato uno degli elementi chiave di dibattito fra i vari candidati.

I suoi rivali, in particolare Ebrahim Raisi, hanno accusato Rouhani di aver bloccato l’inchiesta di corruzione a carico dei familiari. Inoltre, alcuni ministri del suo governo sarebbero coinvolti in un giro di importazioni illegali e lo stesso presidente avrebbe ricevuto proprietà pubbliche dietro forti sovvenzioni. Gholamhossein Mohseni-Ejeie, portavoce del sistema giudiziario, riferisce che “una serie di inchieste hanno puntato tutte dritte verso la stessa persona [il sig. Ferydoun]; anche altre persone sono state oggetto di indagine, alcune di queste sono finite in prigione”. Ieri il provvedimento di rilascio dietro cauzione; il mancato rispetto ha portato alla detenzione in cella.

Il cosiddetto “scandalo payslip” è iniziato nel maggio dello scorso anno, quando è diventato di pubblico dominio il compenso di alcuni fra i più importanti manager statali. Alcuni di loro percepivano stipendi fino a 50 volte superiori al minimo del settore. La vicenda ha tenuto banco per diversi mesi sulle pagine dei quotidiani nazionali. (DS)

 

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