12/08/2009, 00.00
IRAN
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Teheran offre la libertà condizionata alla Reiss

Il regime ammette che sono 4mila le persone arrestate per le proteste. Il comandante dei basji continua a parlare di complotti. 220 parlamentari su 290 promettono fiducia ad Ahmadinejad. Un’esperta prevede la ulteriore radicalizzazione della politica iraniana.
Beirut (AsiaNews) - L’Iran offre alla Francia la possibilità che Clotilde Reiss (nela foto), la lettrice francese dell’università di Isfahan arrestata con l’accusa di spionaggio, possa risiedere nell’ambasciata del suo Paese a Teheran “fino a termine del suo processo”. Il gesto – per il quale il presidente Sarokozy ha ringraziato Europa e Siria - è visto come un segno di apertura che segue quello della liberazione di Nazak Afshar, collaboratrice franco-iraniana del sevizio culturale dell’ambasciata di Francia in Iran, anch’essa accusata di spionaggio.
 
A tali “aperture” fa da contraltare una dichiarazione di Hossein Taeb, comandante dei basji - i “volontari” della rivoluzione - che torna a denunciare i “complotti” dei nemici del Paese. In una dichiarazione riportata dalla semiufficiale Fars, Taeb accusa “i nemici” di “voler spargere il pessimismo” e “rompere l’integrazione nazionale”, servendosi dei “suoi agenti” e dei media. 
 
Continuano insomma a giungere segnali contraddittori dall’Iran, che fanno sempre più pensare a un braccio di ferro in atto ai vertici del regime.
 
Così, la televisione ha dato notizia di una lettera ad Ahmadinejad di 202 - su 290 - membri del Majlis (il Parlamento), nella quale, riporta Irib News, promettono il loro voto favorevole al governo che il presidente si prepara a formare. Purché sia composto da persone che abbiano “abilità, capacità, esperienza e sufficiente perizia”. “Avendo ad esempio le raccomandazioni della Guida suprema – prosegue la lettera – il Majlis crede che se esistono le indicate condizioni”, il presidente avrà la fiducia. Il riferimento alla Guida suprema è usuale, ma potrebbe anche essere un segno del confronto in atto tra l’ayatollah Khamenei e Ahmadinejad.
 
Si è intanto saputo che sono 4mila le persone ufficialmente arrestate per le proteste seguite al voto presidenziale di giugno. Il dato, che contraddice le cifre fin qui fornite dalle autorità, è stato dato, riferisce Press Tv, dal portavoce del ministero della giustizia, Ali Reza. Lo stesso Reza ha aggiunto che, grazie agli sforzi dei giudici, “3.700 sono stati subito rilasciati”. Ha aggiunto che la magistratura segue gli sviluppi delle inchieste “per garantire l’osservanza dei diritti dei detenuti”. Evidente il riferimento alle accuse lanciate da Mehdi Karroubi, leader dell’opposizione e candidato alla presidenza, che le guardie carcerarie hanno stuprato uomini e donne – protagonisti delle proteste antigovernative – con una ferocia tale da causare “danni fisici e psicologici dalla portata devastante”.
 
C’è infine chi ipotizza una ulteriore radicalizzazione della politica iraniana sia all’interno che verso l’estero. E’ un’esperta di Iran, Azadeh Kian, dell’Università di Parigi. Ahmadinejad, sostiene la Kian in un’intervista a Rooz, giornale di esuli iraniani, è alla presidenza, ma manca di legittimazione, interna e internazionale. “Coloro che lo sostengono fanno parte delle fazioni interne più radicali e, con sostenitori come quelli, non può neanche permettersi di entrare in colloqui seri per ridurre le tensioni e la sfiducia”. (PD)
 
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