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» 23/09/2004 09:13
iraq
Terroristi decapitano il secondo americano; l'ostaggio inglese supplica per la sua vita
Notizie non confermate affermano che le italiane rapite sono state uccise

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) – Un ostaggio inglese è comparso in un video su un sito islamico piangendo e implorando per la sua vita dopo che il premier iracheno e i funzionari americani avevano smentito le notizie che una scienziata irachena, esperta in armi, sarebbe stata presto rilasciata dal carcere dove era detenuta, come richiesto dai rapitori.

L'uomo, che si è presentato come Briton Kenneth Bigley, ha chiesto al primo ministro inglese Tony Blair di intervenire: "Penso che questa sia la mia ultima possibilità" ha detto l'uomo. "Non voglio morire". Il video in seguito inquadra un militante del gruppo guidato dal terrorista giordano Abu Musab al-Zarqawi, che ha decapitato i 2 ostaggi americani Eugene Armstrong e Jack Hansley, rapiti insieme a Bigley nella loro casa a Baghdad la scorsa settimana.

Mercoledì su un sito internet era comparso il video con la decapitazione di Hensley.

L'uomo, bendato e con addosso una tuta arancione, sedeva di fronte a 5 uomini mascherati vestiti in nero. Alle loro spalle il simbolo del gruppo Tawhid e Jihad (Monoteismo e Guerra santa). Uno degli uomini legge un comunicato, poi un militante estrae il coltello e attacca l'uomo da dietro e lo sgozza. La testa di Hensley viene appoggiata in cima al suo corpo.

Un cadavere decapitato è stato trovato mercoledì a Baghdad e la famiglia di Hensley ha avuto conferma che si tratta del corpo del suo congiunto. I terroristi avevano minacciato di uccidere anche Kenneth Bigley se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non avessero rilasciato tutte e donne detenute nelle carceri irachene.

Gli Usa tengono in carcere due esperte di armi, Rihab Rashid Taha e Huda Salih Mahdi Ammash, ma hanno affermato di non avere intenzione di rilasciarle.

C'era stato un momento di incertezza quando mercoledì 2 ministri iracheni avevano dichiarato che le due scienziate erano in procinto di essere liberate.

Ma il ministro degli esteri Hoshyar Zebari ha affermato che Rihab Taha è "un prigione di notevole importanza" e che non ci sono "piani immediati" per il suo rilascio.

Taha è ritenuta responsabile di studi segreti compiuti negli anni '80 sui germi che causano le infezioni di antracite e sul botulismo. Ammash, una ricercatrice biologica, era nella lista delle 55 persone più ricercate del regime di Saddam Hussein.

Intanto i militanti iracheni che hanno rapito a Baghdad Simona Pari e Simona Torretta hanno affermato di averle uccise. In un messaggio su un sito internet, un gruppo che si fa chiamare "Organizzazione Jihad" afferma che sono state uccise perché l'Italia non ha ritirato le sue truppe dall'Iraq. La notizia non è stata ancora confermata in modo ufficiale.

Il gruppo Tawhid e Jihad (Monoteismo e Guerra santa) aveva rivendicato l'uccisione di almeno 7 ostaggi, incluso l'americano Nicholas Berg. Il gruppo si è reso responsabile anche di numerosi attentati.

Intanto, la guida spirituale di Abu Musab al-Zarqawi è stata uccisa in un raid aereo americano, secondo quanto riferiscono i suoi parenti. Omar Youssef Jumah, conosciuto come Abu Annas al-Shami, un religioso musulmano che aveva giustificato le decapitazioni di ostaggi da parte di Zarqawi, è morto venerdì scorso mentre si stava dirigendo verso la zona occidentale di Baghdad. La notizia non è stata confermata da fonti indipendenti.

Shami si faceva chiamare gran mufti, o guida spirituale, di Tawhid e Jihad, il gruppo di Zarqawi. In proclami pubblicati in vari siti islamici Shami affermava che l'islam permette la decapitazione di ostaggi che aiutano le truppe americane.  "Ogni volta che avveniva il rapimento di ostaggi il gruppo chiedeva a Shami come comportarsi secondo la sharia (la legge islamica, ndr)"  ha affermato un attivista islamico.

Shami si era formato per 4 anni in un seminario islamico in Arabia Saudita, dove aveva subito l'influenza dell'insegnamento wahabita  - una delle correnti più fondamentaliste dell'islam - per poi rientrare in Giordania nel 1991.


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