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  • » 03/04/2008, 00.00

    TIBET - CINA

    Testimoni confermano: soldati di Pechino "vestiti da monaci” hanno innescato la violenza

    Nirmala Carvalho

    Leader tibetano difende la scelta non-violenta e afferma che soldati cinesi si sono travestiti da monaci per istigare violenze. “Non siamo terroristi”, temiamo che “la propaganda cinese” organizzi attentati per accusarci. A Lhasa l’esercito vessa anche i cinesi.

    Dharamsala (AsiaNews) – “E’ assurdo dire che ci sono ‘squadre tibetane suicide’ pronte a fare attentati contro le Olimpiadi. E’ un altro tentativo della Cina di farci passare per estremisti e terroristi” e giustificare una repressione violenta. Tsering Choedup, coordinatore per l’Asia del sud di International Tibet Support Network, parla ad AsiaNews delle molte menzogne antitibetane che la propaganda cinese imbandisce per il mondo.

    Wu Heping, portavoce del ministero cinese della Pubblica sicurezza, ha accusato i tibetani di “avere organizzato squadre suicide per lanciare attentati violenti. Proclamano che non hanno paura del sangue né del sacrificio”.

    Choedup risponde che “è un’accusa inventata dalla propaganda cinese, del tutto priva di fondamento e assurda”. “E’ invece nota l’enfasi dei tibetani per la non-violenza. Gli esuli tibetani sono al 100% seguaci della non-violenza”. “La propaganda cinese persegue questa strategia dalla prima pacifica marcia il 10 marzo… Da allora ci accusano di violenze del tutto slegate alle [nostre] proteste pacifiche. Dal 10 marzo in modo sfacciato descrivono i tibetani come violenti e distruttivi, ora parlano al mondo del ‘terrorismo tibetano’”.

    Sulle violenze di monaci a Lhasa contro cittadini di etnia cinese e islamica, denunciate da Pechino nei primi giorni delle proteste, il Dalai Lama ha dichiarato che “in una fotografia vediamo un lama che impugna una spada, ma non è una spada tradizionale tibetana. Sappiamo che alcune centinaia di soldati si sono vestiti come monaci”.

    Choedup dice che “non si tratta solo di una foto, ce l’hanno confermato testimoni oculari che vivono a Lhasa. Attraverso telefoni cellulari che hanno dato a loro parenti, che sono qui in India, ci hanno confermato di avere visto soldati e agenti di sicurezza cinesi cambiarsi con vestiti da monaci e incitare la folla”. “Dopo le accuse di Wu Heping, temiamo che cinesi possano vestirsi da tibetani e fare attentati”.

    Non è poi vero che l’esercito debba restare a Lhasa per proteggere gli etnici cinesi. Al contrario, “i nostri contatti a Lhasa dicono che i cinesi Han e gli islamici Hui sono sempre più scontenti per le azioni di Pechino”. “Anche loro sono vittime per la crescente repressione militare e la pesante presenza di soldati nelle strade. Le autorità non hanno colpito solo i tibetani, ma vanno di porta in porta e hanno sigillato l’intera zona”.

    La torcia sarà a New Delhi il 17 aprile e il ministro indiano per gli Affari esteri ha detto che non vuole azioni che possano “compromettere” le relazioni tra India e Cina.

    “Stiamo ripensando le nostre proteste – conferma Choedup – non vogliamo assolutamente nuocere al governo indiano, il nostro obiettivo è solo Pechino. Ora la nostra campagna è ‘Grida forte per il Tibet’. Stiamo chiedendo ai tedofori di indossare qualcosa che simbolizzi il Tibet. Il divo di Bollywood Aamir Khan ha detto che vorrebbe portare la torcia ‘con una preghiera nel cuore’ per il popolo del Tibet. Noi gli chiediamo di indossare almeno una bandana o una t shirt o qualsiasi cosa che lo ricordi”. “Chiediamo anche ai Potenti del mondo di boicottare la cerimonia d’apertura”.

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