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» 09/06/2009 12:50
THAILANDIA
Thailandia, ancora violenze nel sud. Salite a 12 le vittime dell’attacco alla moschea
di Weena Kowitwanij
I ribelli hanno attaccato diverse aree della provincia di Yala. Ufficiale di polizia denuncia il tentativo di “innescare un conflitto fra la comunità buddhista e quella musulmana”. Thailandia e Malaysia pronte a cooperare per risolvere la questione legata al separatismo islamico.

Bangkok (AsiaNews) – Attacchi bomba, cassonetti incendiati e strade bloccate, intere zone sotto attacco: non si fermano le violenze nel sud della Thailandia, che questa mattina hanno colpito anche la provincia di Yala. Ieri un commando armato ha fatto irruzione nella moschea del distretto di Jawairong, nella rovincia di Narathiwat, uccidendo 12 persone fra cui l’imam; 17 i feriti, 11 dei quali versano ancora in gravi condizioni.
 
Questa mattina, alle 8 ora locale, una bomba è esplosa in un deposito di benzina situato nei pressi del terminal della compagnia di trasporti di Yala, nel distretto di Muang; nell’attentato sono rimaste ferite due persone. Tre scuole del distretto di Raman – provincia di Yala – sono state chiuse per motivi di sicurezza. In diverse zone della provincia gli insorti hanno appiccato incendi e bloccato le vie di transito.
 
Ieri sera nel distretto di Jawairong, nella provincia di Narathiwat, un commando armato di sei persone è entrato nella moschea durante la preghiera, compiendo una carneficina. Gli assalitori hanno aperto il fuoco sui fedeli, uccidendo 12 persone; al momento dell’attacco vi erano circa 100 persone all’interno dell’edificio. Nell’assalto è deceduto anche Waelau Woowaekama, imam della moschea e guida religiosa della comunità di Ipayae. Il maggiore Therachia Nakawanich, comandante delle squadre di soccorso, definisce “scandaloso” l’attacco e spiega che esso mira a “innescare un conflitto fra la comunità buddhista e quella musulmana della regione”.
 
Il premier thai Abhisit Vejjajiva, in visita ufficiale in Malaysia, annuncia l’avvio di “un programma speciale di tre anni per sviluppare l’economia della zona”. Abdul Razak, primo ministro della Malaysia, si dice “pronto a cooperare” con il governo thai per “risolvere la questione”. Sul tavolo un “piano di formazione professionale” sostenuto da Malaysia e Thailandia, che consenta agli studenti musulmani di “rientrare nelle terre di origine al termine degli studi e contribuire al miglioramento dell’economia locale”.
 
Nelle province meridionali di Yala, Narathiwat e Pattani, a maggioranza islamica in un Paese buddista, vi sono continui attentati e scontri fra le comunità musulmana e buddista, in seguito ai quali sono morte più di 3400 persone. Gli islamici vogliono una secessione da Bangkok. La ribellione è esplosa anche quale conseguenza della politica dura adottata dall’ex premier Thaksin Shinawatra nel sud per stroncare le aspirazioni separatiste. La legislazione d’emergenza ha poi favorito abusi di esercito e polizia, mentre il governo non ha compiuto effettivi tentativi di trovare una soluzione pacifica.

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