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    » 30/10/2006, 00.00

    THAILANDIA

    Thailandia, cattolici e buddisti contro la legalizzazione dell'aborto

    Weena Kowitwanji

    Per il card. Kitbunchu è "tragico che a chiedere l'aborto siano le madri" mentre un monaco buddista spiega che non vi è bisogno di uccidere, basta aiutare chi ne ha bisogno. La proposta avanzata da alcune Ong thai, che definiscono l'interruzione di gravidanza un problema delle donne, non di morale.

    Bangkok (AsiaNews) – E' "ironicamente tragico" che "a volere la morte del figlio sia la madre, che dovrebbe invece proteggerlo al meglio delle sue capacità". E' questo il commento rilasciato ad AsiaNews dal card. Michai Kitbunchu, arcivescovo di Bangkok, dopo che alcune Organizzazioni non governative hanno chiesto libertà di aborto in Thailandia.

    Il porporato spiega che "l'insegnamento cattolico si oppone con forza all'aborto, in quanto l'uomo è creatura di Dio, che l'ha fatto a sua immagine e l'ha benedetto al di sopra di ogni creatura. La vita umana è il dono più prezioso del Padre, pieno di valori e dignità".

    La proposta di legalizzare l'aborto è stata avanzata durante un incontro promosso dalla facoltà di Scienze sociali dell'Università Thammasat, che ha riunito le Ong thai per discutere dell'interruzione di gravidanza, che "non è una questione morale, ma materia di diritti umani. E' un problema di donne".

    Secondo Chiara Kochadej, presidente dell'Unione sindacati, i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità "mostrano 200mila donne che muoiono per aborto illegale ogni anno: di queste, 5mila sono dei Paesi del Sud-Est asiatico. La nostra società deve dare la possibilità alle donne di ricorrere all'aborto in maniera legale e sicura".

    Per Nattaya Boonpakdee, coordinatrice della Fondazione "Capire la salute delle donne", in molti villaggi "avvengono aborti non controllati, che uccidono molte donne subito dopo l'intervento. E' chiaro che morale e legge non vanno di pari passo nella nostra società".

    Il presidente dei vescovi thailandesi, mons. George Yod Phimphisan, dice ad AsiaNews che "la Chiesa non può sostenere l'aborto, quale che sia il motivo alla base. Abortire significa uccidere una vita, un dono prezioso di Dio all'umanità. Rendere l'aborto legale significa dare meno responsabilità alla vita stessa".

    Phra Mahamanoj, monaco assistente presso il tempio buddista di Suan Kaew, aggiunge: "Noi buddisti, la maggioranza della popolazione nazionale, siamo contrari all'aborto, alla distruzione della vita. Noi diciamo che 'se non vuoi che qualcosa accada, non farla'".

    "Nel tempio – aggiunge - abbiamo creato una sorta di casa di emergenza per chi non è pronto ad avere un figlio. Non vi è bisogno di ricorrere all'aborto. Chi viene da noi riceve una casa ed un lavoro fino a che non si sente pronto a tornare alla propria vita, senza ucciderne un'altra".

    La Thailandia conta 62 milioni di abitanti: di questi, il 95% è buddista, il 4 % musulmano e l'1 % cristiano. I cattolici sono circa 300 mila.

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