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    » 05/10/2010, 00.00

    CINA

    Tianjin, conferenza Onu sul clima: la Cina tenta un rilancio di immagine



    L'incontro è l’ultima tappa prima del vertice di Cancun 2010. Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici, definisce “positivo” il gesto della Cina di ospitare l’incontro. Ma programmare la riduzione dei gas serra rimane difficile.

    Tianjin (AsiaNews/Agenzie) – Si è aperto ieri nella città portuale di Tianjin in Cina l’ultima sessione di lavoro prima della Conferenza Onu sul clima che si terrà a Cancun dal 29 novembre al 10 dicembre. L’agenda di lavoro è focalizzata su due punti fondamentali: fissare e mantenere degli standard sulle emissioni di gas serra, e ridurre il divario economico tra le maggiori economie e i Paesi in via di sviluppo. L’incontro viene dopo che il meeting di Copenaghen 2009 sulla diminuzione delle emissioni di gas serra si era concluso senza raggiungere un accordo vincolante, con le delegazioni che avevano solo riconosciuto la necessità di limitare l’aumento della temperatura a 2°C entro il 2020 (rispetto al 1990). L’urgenza di trovare un nuovo accordo è altissima, dal momento che il protocollo di Kyoto, stipulato nel 1997, scadrà nel 2012. È la prima volta che il Paese – il più grande produttore mondiale di gas serra – ospita una Conferenza internazionale in 20 anni di negoziati sull’argomento.

    La Cina è considerata uno dei principali responsabili per il fallimento della Conferenza di Copenaghen nel 2009, e l’incontro di Tianjin è visto da molti come il tentativo di Pechino di ripulire la propria immagine dopo la delusione dello scorso anno. Tuttavia Dai Bingguo, il consigliere di Stato, parlando nella sessione di apertura ha ribadito che il Paese non può mettere sul tavolo delle trattative molto di più di quanto già fatto in Danimarca, e che la povertà e il sottosviluppo rimangono le principali sfide della nazione. Il colosso asiatico conta ancora sul carbone per produrre l’80% dell’energia elettrica. Il Paese sta facendo passi in avanti nella grande riconversione ecologico-produttiva iniziata nel 2003, seppur con lentezza e tra molte difficoltà.

    Christiana Figueres, segretario esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici, riconosce come positivo l’incontro di Tianjin, ma aggiunge: “È assolutamente indispensabile che la Cina mostri la sua leadership insieme con gli altri Paesi, ma deve dimostrarsi flessibile per raggiungere i compromessi necessari prima di Cancun”.

    Gli analisti sono però pessimisti circa l’effettiva possibilità che Cina e altri negoziatori-chiave – Stati Uniti e Unione europea in primis – cambino le loro posizioni scendendo a compromessi. Asad Rehman, attivista dei Friends of the earth, ha dichiarato: “Il futuro del protocollo di Kyoto è in dubbio perché gli Stati Uniti progettano di indebolire la struttura già esistente, e adesso altri Paesi rifiutano di dare maggiori garanzie. I Paesi ricchi devono accordarsi e porre come nuovi obiettivi di ridurre le emissioni almeno del 40% entro il 2020 (rispetto al 1990). Solo un intervento di tale portata darà al vertice Onu a Cancun lo slancio necessario per concordare un’azione forte e leale sui cambiamenti climatici. Se gli Stati Uniti non sono disposti contribuire in maniera simile, dovrebbero farsi da parte piuttosto che ostacolare i negoziati”.
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