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» 02/12/2011
CINA-TIBET
Tibet: un altro monaco si dà fuoco per protestare contro l’occupazione cinese
E’ il dodicesimo caso. L’episodio è avvenuto a Khamar, vicino al monastero di Karma. E’ il primo episodio del genere nella regione autonoma del Tibet. L’uomo è stato ricoverato in ospedale. Si è auto-immolato dopo aver gridato slogan a favore della libertà del Tibet e aver gettato manifestini.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Un ex monaco tibetano è stato ricoverato in ospedale dopo essersi dato fuoco in quello che è il dodicesimo caso di auto-immolazione in segno di protesta contro l’occupazione e la repressione cinese in Tibet. L’episodio è avvenuto a Khamar, nella regione del Chamdo, (Ghangu in cinese) vicino al monastero di Karma. L’uomo, Tenzin Phuntsog, di 46 anni, si è dato fuoco ieri pomeriggio:  ha gridato slogan, e gettato in aria volantini prima di compiere il gesto, che sarebbe il primo evento del genere nella regione autonoma del Tibet. Tutti gli altri casi precedenti erano avvenuti nel Sichuan.(23/11/2011 Darsi fuoco per il Tibet: il grido di dolore e l’indifferenza del mondo).

Secondo fonti dei tibetani in esilio in India, che hanno preso contatto con persone del luogo, “l’ex monaco era molto colpito e frustrato dall’imposizione di restrizioni sul monastero di Karma, e per l’imprigionamento di molti monaci. C’è stato addirittura, fra le autorità cinesi, chi ha parlato della possibilità di chiudere il monastero”. Phuntosg era molto scosso da questa minaccia, e ne aveva discusso a lungo in pubblico.

A Khamar lo scorso 26 ottobre, fu fatto esplodere un ordigno contro un ufficio governativo senza che ci fossero vittime. Le mura del palazzo governativo furono dipinte con slogan anticinesi e inneggianti alla liberazione del Tibet e furono distribuiti volantini e bandiere tibetane. La polizia cinese arrivò in massa e mise la città sotto controllo, stringendo d'assedio il monastero di Karma, che i cinesi ritenevano fosse il luogo da dove era partito l'attacco.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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