05/06/2006, 00.00
TIMOR EST
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Timor Est: voci di una "grande manifestazione" contro il premier

La gente avrebbe  intenzione di scendere in piazza per chiedere le dimissioni del contestato primo ministro, ritenuto responsabile della crisi nel Paese. Continuano le violenze intorno alla città. Parlamento riunito in sessione d'emergenza. L'Australia chiede l'intervento di altri Paesi.

Dili (AsiaNews) – La popolazione di Timor Est ha intenzione di scendere in piazza contro il contestato primo ministro Mari Alkatiri. Voci circolanti telefonicamente nei pressi di Dili parlano di una "grande manifestazione" in programma per domani nella capitale. I manifestanti chiederanno con forza le dimissioni del premier, inviso alla popolazione e a una parte del governo.

Continuano intanto le violenze intorno a Dili, dove è in corso una sessione d'emergenza del Parlamento, che fino a domani discuterà come affrontare la situazione. Il Parlamento dovrà valutare diverse misure, tra cui lo stato d'emergenza dichiarato il 30 maggio dal presidente Xanana Gusmao. All'interno del governo è in atto una guerra di potere tra lo stesso capo di Stato e il primo ministro Alkatiri, ritenuto responsabile della crisi. Anche la Chiesa ritiene necessario un cambio di governo per riportare la pace.

Finora non è servito neppure l'intervento di truppe straniere, arrivate nel piccolo Paese a fine maggio. L'Australia, a capo delle forze estere, ammette la difficoltà delle operazioni ed esorta altri Paesi a partecipare alla forza multinazionale, di cui fanno già parte neozelandesi, portoghesi e malesi. Nonostante la presenza di oltre 2500 militari, gruppi di giovani armati continuano a saccheggiare negozi, bruciare abitazioni e a combattersi in scontri definiti "etnici" (tra bande dell'ovest e dell'est), ma che analisti del posto ritengono miranti a destabilizzare il governo e far cadere Alkatiri. Gli episodi più gravi si sono verificati ieri a Comoro, quartiere periferico della capitale. Machete e coltello alla mano i criminali, riportano i media locali, sembrano dirigersi verso il centro della città. "Al momento – riferiscono testimoni – si vedono ancora fumi neri provenire dalle case incendiate durante gli scontri".

Oggi il ministro australiano degli Esteri, Alexander Downer, ha ammesso che le gang giovanili sono coordinate fra loro e che risolvere la situazione "si sta rivelando difficile". Canberra chiede che sia l'Onu ad assumere il comando delle operazioni. Nelle ultime due settimane di violenze si sono registrati almeno 20 morti.

I disordini a Dili si sono innestati sui precedenti scontri tra soldati ribelli e lealisti. Tutto è cominciato a marzo quando 600 militari, un terzo dell'esercito della piccola nazione, hanno scioperato contro favoritismi e discriminazioni etniche. Dopo circa un mese in cui non si sono presentati in caserma, il primo ministro ha deciso di licenziarli in massa senza rispondere alle loro richieste e dando il via alla rivolta. I soldati licenziati provengono dall'ovest, mentre i vertici dell'esercito sono dell'est.

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