10/09/2014, 00.00
GIAPPONE

Tokyo "riapre" la centrale nucleare di Kagoshima: la prima dopo il disastro di Fukushima

L'Autorità per la regolamentazione nucleare ha stabilito che i due reattori gestiti dalla Kyushu Electric Power Co. sono idonei a riprendere la produzione di energia. Superiore regionale del Pime: "I giapponesi sono fatalisti, ma i fatti dimostrano che se lo volessero davvero potrebbero fare a meno delle centrali atomiche".

Tokyo (AsiaNews) - Il governo giapponese ha concesso a una centrale nucleare della Prefettura di Kagoshima il permesso di riprendere la produzione di energia elettrica. L'Autorità per la regolamentazione nucleare ha infatti stabilito che i due reattori gestiti dalla Kyushu Electric Power Co. nell'area rispondono ai requisiti di sicurezza imposti dopo il disastro atomico di Fukushima. Al momento, tutte le 48 centrali ad energia nucleare del Paese sono ferme. In ogni caso, la produzione non riprenderà prima di dicembre 2014.

Secondo i media nazionali, si tratta di una vittoria del governo guidato dal premier conservatore Shinzo Abe. Questi ha sempre insistito sulla necessità del nucleare per tenere in piedi la forte produzione industriale nipponica e mantenere bassi i costi relativi all'energia. Dopo il collasso delle centrali avvenuto nel marzo 2011, ha presentato le proprie condoglianze alle vittime e ha imposto lo stop alle operazioni: tuttavia il suo governo ha rilanciato subito dopo la riapertura delle industrie nucleari.

La Chiesa cattolica giapponese è invece da sempre contraria a questa forma di energia. Un primo documento, di circa 10 anni fa, chiedeva al governo di ripensare le politiche atomiche nazionali; subito dopo il disastro di Fukushima, inoltre, i presuli hanno chiesto all'esecutivo di fermare "da ora e per sempre" le centrali presenti sul territorio.

Il Superiore regionale del Pontificio Istituto Missioni Estere nel Sol Levante, p. Mario Bianchin, spiega ad AsiaNews: "La coscienza della Chiesa in Giappone è stata sempre contraria al nucleare, e i vescovi si sono espressi in tal senso in diverse occasioni. Per quanto riguarda invece la popolazione penso che in generale vi sia una sorta di 'allergia di fondo' all'uso dell'energia atomica, ma non una vera e propria opposizione organizzata".

"I giapponesi - spiega ancora il missionario del Pime - sono fatalisti, hanno questo concetto che se una cosa si deve fare va fatta. Qui nel Paese c'è un'espressione molto comune che tradotta recita più o meno 'Non c'è via di uscita', ed è questa che applicano alla questione". Tuttavia, conclude p. Bianchin, il disastro energetico paventato dal governo Abe a causa della chiusura delle centrali "non si è verificato. Ci sono nuove tasse, ma quelle riguardano il commercio e non l'energia. Credo che se volessero davvero, i giapponesi potrebbero fare a meno del nucleare". 

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