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» 12/04/2011 12:29
COREA DEL NORD
Tornano le esecuzioni pubbliche: uccisi per aver rubato 20 dollari di mais
di Joseph Yun Li-sun
Fonti del Nord denunciano: quattro persone condannate a morte davanti alla gente di Seungho per il furto di 50 chili di mais e di meno di un litro di petrolio. L’ex inviato Onu per la Corea del Nord ad AsiaNews: “Metodo per intimidire la popolazione”.

Seoul (AsiaNews) – Tornano le esecuzioni pubbliche in Corea del Nord. Il regime ha condannato a morte quattro persone per crimini di poco conto – fra cui il furto di poco più di un litro di petrolio – e ha costretto gli abitanti del distretto di Seungho ad assistere all’esecuzione. Probabilmente, spiega una fonte sudcoreana ad AsiaNews, “il governo ha paura delle sparute manifestazioni di protesta che si sono verificate il mese scorso e ha deciso di ricordare con la paura chi comanda”.
 
Le esecuzioni sono state denunciate da un dissidente nordcoreano fuggito al Sud. Secondo il Daily North Korean (sito che si occupa della situazione interna al regime di Kim Jong-il), le esecuzioni sono avvenute lo scorso 11 dicembre. Secondo la fonte “i quattro sono stati condannati per aver rubato meno di un litro di petrolio da una macchina aziendale e circa 50 chili di mais”.
 
La fonte di AsiaNews spiega: “È importante notare la poca gravità dei crimini. Fino ad ora, le esecuzioni pubbliche erano riservate ai disertori e ai traditori dello Stato”. All’epoca dei furti, 50 chili di mais valevano al mercato nero meno di 20 dollari americani. Una volta che è stata decisa l’esecuzione “non c’è appello che tenga. I condannati vengono messi contro un muro e gli viene offerto un bicchierino di liquore. Lo bevono e poi muoiono”.
 
In Corea del Nord, secondo Amnesty International, sono state uccise in pubblico circa 60 persone. Secondo fonti indipendenti, invece, il numero è molto maggiore. Di sicuro, Pyongyang usa la lezione di Mao per quanto riguarda la pubblica sicurezza e impone alla popolazione di assistere in modo da “prevenire” altri “crimini”.
 
Il metodo è confermato ad AsiaNews da Vitit Muntarbhorn, thailandese esperto in materia di diritti umani che per sei anni (dal 2004 al 2010) ha ricoperto l’incarico di inviato speciale dell’Onu per la Corea del Nord. Secondo l’esperto “la Corea del Nord utilizza le esecuzioni in pubblico per intimidire i cittadini e ha imposto un giro di vite sulle telefonate internazionali per bloccare la diffusione all’estero di notizie riguardanti la crisi alimentare”.
 
Muntarbhorn non è mai riuscito ad ottenere il visto d’ingresso dai nordcoreani. In materia di libertà personali, egli sottolineava nel corso dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che dagli ultimi rapporti “emerge una campagna mirata a impedire le chiamate clandestine dai telefoni cellulari e un blocco dei programmi televisivi e dei video provenienti dalla Corea del Sud”. Ma quello che più preoccupa, ha concluso al Palazzo di vetro, “è l’utilizzo di esecuzioni di piazza per creare una atmosfera di panico e intimidazione fra la gente”.
 

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