02/05/2008, 00.00
VATICANO

Trasformare la globalizzazione in “civiltà del bene comune”

Per realizzare tale obiettivo bisogna arrivare ad una nuova combinazione di sussidiarietà e solidarietà. Su questo argomento discute da oggi la Pontificia accademia delle scienze sociali.
Città del Vaticano (AsiaNews) – E’ in una nuova combinazione di sussidiarietà e solidarietà che si può trovare “la chiave” per trasformare la globalizzazione – con le sue conseguenze positive, ma anche negative sulla società – in una “civiltà del bene comune”. Questa la “scommessa” che si pone la sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze sociali, riunita da oggi al 6 maggio per esaminare il tema “Perseguire il bene comune: come solidarietà e sussidiarietà possono operare insieme”.
 
La finalità generale dell’incontro, presentato oggi in Vaticano, “è quella di dare nuovo senso e operatività al concetto di bene comune in un’epoca, quella della globalizzazione, che per certi aspetti sta portando a crescenti disuguaglianze e ingiustizie sociali, a lacerazioni e frammentazioni del tessuto sociale, in breve alla distruzione dei beni comuni in tutto il globo. Ciò non significa sostenere la tesi che la globalizzazione sia solo un processo negativo, ma che gli elementi positivi che essa comporta debbono essere evidenziati, tematizzati e valorizzati come delle specifiche opportunità che necessitano di essere sostenute e governate in vista di un loro effettiva efficacia e incisività nel produrre quei beni comuni che possono rendere più umana la società del prossimo futuro”.
 
Verranno anche analizzati i principi della dottrina sociale cattolica – spesso travisata o vista in maniera riduttiva - per quanto riguarda la loro corretta interpretazione e applicazione, con particolare riguardo alle loro articolazioni e interconnessioni. “Si tratta di fare emergere con chiarezza la reciprocità, la complementarità, i nessi che li strutturano. L’ipotesi di lavoro è che il concetto astratto di bene comune possa essere concretizzato in quello di beni comuni come beni relazionali”.
 
“Sul piano pratico-operativo, verranno presentati alcuni ‘studi di caso’ su ‘buone pratiche’, utili per verificare l’ipotesi secondo cui un nuovo intreccio fra sussidiarietà e solidarietà può alimentare quei processi sociali che attivano e fanno circolare i doni e la reciprocità sociale da cui procedono i beni comuni, intesi come beni relazionali. Sono questi i prodotti di una società autenticamente civile. Le buone pratiche che verranno discusse sono: nuove forme di economia solidale e sussidiaria (economia di comunione e Banco Alimentare); l’accesso condiviso (da pari a pari) ai beni-informazione nelle reti comunicative (internet); le nuove Alleanze locali per la famiglia (nate in Germania e in diffusione in Europa); iniziative educative sussidiarie nei paesi in via di sviluppo (un intervento su una comunità locale a Salvador, Bahia); le organizzazioni di terzo settore che utilizzano lo strumento del micro-credito a fini di sviluppo sociale, economico e umano”.
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