14/07/2017, 08.58
INDIA

Tribunale dell’ambiente: vietato gettare rifiuti e cadaveri nel Gange

L’ordinanza si applica entro i 500 metri dalla riva. Non si potrà costruire entro i 100 metri. Multe fino a 680 euro per chi infrange le regole. Le industrie che conciano la pelle in Uttar Pradesh dovranno essere trasferite; sarà proibito abbandonare al flusso della corrente i corpi senza vita degli indù.

New Delhi (AsiaNews) – D’ora in poi non sarà più consentito sversare rifiuti e resti umani nelle acque del Gange, né entro i 500 metri dalla riva. Lo ha stabilito ieri il Tribunale nazionale dell’ambiente (Ngt), la massima istituzione in tema di salvaguardia ambientale in India. I giudici, guidati dal presidente Swatanter Kumar, hanno anche stabilito una zona di “non costruzione” entro i 100 metri dalle sponde del fiume sacro per la religione indù. Chiunque dovesse contravvenire a queste disposizioni, potrà essere multato con sanzioni fino a 50mila rupie (680 euro).

L’ordinanza del Tribunale ha come obiettivo la depurazione delle acque altamente inquinate del Gange. I giudici hanno affermato che il letto del fiume da Haridwar, nello Stato di Uttarakhand, a Unnao, in Uttar Pradesh, necessita di provvedimenti urgenti. Di recente sulla questione dell’inquinamento del fiume sacro sono intervenute anche le corti locali, che hanno tentato di proteggerne le acque definendo il Gange un “essere vivente”. La Corte suprema ha invece respinto tale interpretazione.

Ciò che preoccupa di più è l’inquinamento dovuto agli scarichi industriali, soprattutto quelli della lavorazione delle pelli. Lungo il corso del fiume in Uttar Pradesh hanno sede centinaia di concerie che impiegano in maggioranza musulmani. Al governo guidato da Yogi Adityanath, il Tribunale ha ordinato di trasferire le aziende dall’area di Kanpur a quella industriale di Unnao, o dovunque non possano procurare danni all’ecosistema, entro un termine di sei mesi.

La decisione colpisce in maniera esplicita anche la comunità religiosa indù. Sulle rive del Gange vengono celebrati i rituali funebri e le ceneri disperse nelle acque. Alla corrente però vengono affidati anche i cadaveri che i parenti non possono cremare per mancanza di denaro. Pe questo il tribunale ha chiesto ai due Stati indiani di formulare linee guida per le attività religiose che si svolgono ai ghats (le discese al fiume).

La corte ha nominato un comitato di sorveglianza, diretto dal segretario del Ministero per le risorse idriche, che raccoglie esperti e professori in campo ambientale. Gli analisti fanno notare però che le decisioni dell’organo giudiziario hanno sì valore vincolante, ma sono spesso contestate nelle aule delle Alte corti statali e davanti alla Corte suprema. L’Ngt poi non possiede forze di sicurezza per assicurare l’applicazione delle sue decisioni, ma si affida ai singoli Stati.

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