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  • » 12/10/2017, 08.55

    IRAQ

    Tribunale irakeno ordina l’arresto di funzionari curdi pro indipendenza



    Il provvedimento riguarda un gruppo di ufficiali coinvolti nelle operazioni di supervisione del voto. Il referendum è “contrario alle direttive dell’Alta corte federale”. Per i curdi la vittoria del “sì” conferisce il mandato pre trattare la secessione. Per Baghdad è un voto senza valore e in contrasto con la Costituzione. 

     

    Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale federale irakeno ha ordinato l’arresto di un gruppo di funzionari del Kurdistan, coinvolti nell’organizzazione del controverso referendum per l’indipendenza che si è tenuto il mese scorso nella regione autonoma. Il mandato di arresto, emanato dalla corte di inchiesta di Rusafa, a Baghdad, è diretto ai membri della commissione elettorale della regione curda. 

    Il 25 settembre scorso la regione autonoma nel nord dell’Iraq ha tenuto un referendum per l’indipendenza, che si è chiuso con una schiacciante vittoria dei favorevoli (oltre 90% di sì). Il voto si è svolto anche nel territorio conteso di Kirkuk. 

    Il Primo Ministro Haider al-Abadi ha chiesto a più riprese la sospensione del controverso voto. In risposta, i leader curdi hanno risposto rivendicando la legittimità del referendum. 

    Ieri il tribunale di Rusafa ha annunciato “misure legali” in arrivo dall’ufficio del pubblico ministero, contro una serie di funzionari del Kurdistan coinvolti nelle operazioni di “supervisione” del voto. Abdulstar Bayraqdar, portavoce del tribunale, sottolinea che i mandati di arresto seguono un’azione legale intentata in precedenza dal Consiglio per la sicurezza nazionale, secondo cui il referendum era “contrario alle direttive dell’Alta corte federale”. 

    In seguito al voto del 25 settembre, le autorità curde hanno dichiarato che 2,8 milioni di persone stanziate nelle tre province che formano la regione, oltre che “le aree del Kurdistan al di fuori dell’amministrazione regionale”, hanno votato a favore dell’indipendenza. 

    Per la leadership locale il “sì” garantisce il mandato per avviare negoziati con il governo centrale di Baghdad e le nazioni confinanti sul tema della secessione. Tuttavia, il premier Abadi considera la tornata referendaria priva di valore e in aperta violazione ai dettami della Costituzione irakena. 

    In risposta al referendum le autorità centrali hanno isolato il Kurdistan bloccando i voli internazionali da e per Erbil; Turchia e Iran hanno minacciato di chiudere le loro frontiere alle esportazioni di petrolio.

    I curdi sono il quarto gruppo etnico più importante del Medio oriente, ma non hanno mai beneficiato di una nazione indipendente e permanente. In Iraq, dove essi rappresentano circa il 15-20% su un totale di 37 milioni di persone, i curdi hanno subito decenni di repressione prima di ottenere l’autonomia nel 1991.

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