Kabul (AsiaNews) - E' di otto un morti e decine di feriti il
bilancio delle proteste anti-americane esplose ieri dopo il rogo di alcune
copie del Corano nella base militare Nato di Bagram (60 km a nordo-vest di Kabul).
Gli scontri più violenti si sono
verificati nelle province di Khogyani e Nagarhar (nord-est del Paese), dove
alcuni uomini in uniformi militari hanno sparato a due soldati Nato. Nella
provincia meridionale di Uruzgan, due persone sono morte durante uno scontro a
fuoco con militari afghani. Incidenti fra manifestanti e forze di sicurezza si sono
verificati anche a Kabul.. Nonostante gli appelli alla calma di Ahmid Karzai,
presidente afghano, i talebani hanno esortato tutto il popolo a sparare sui
militari e a distruggere le loro basi. Fonti
di AsiaNews sottolineano che la situazione
è molto tesa, nella capitale tutto il personale diplomatico occidentale è
barricato nelle ambasciate per paura di violenze e rappresaglie.
Il rogo del Corano è uno degli atti considerati più
offensivi dalla religione islamica e secondo la sharia (legge islamica) chi
commette questo atto sacrilego merita la morte. Tuttavia la Nato ha fatto sapere che il
gesto non è stato volontario. Il gen. Cartes Jacobson, portavoce dell'Isaf ha
spiegato che le copie del libro facevano parte di uno stock di oggetti da smaltire e sono state bruciate per sbaglio.
Secondo i sodati della base il caso è esploso dopo che due inservienti afghani hanno riconosciuto nella cenere dei frammenti
di pagine del Corano e comunicato il fatto alle autorità religiose locali, che
hanno subito diffuso la notizia, scatenando l'ondata di proteste.
Le fonti di AsiaNews spiegano che "le manifestazioni
contro un tale atto sono normali in un Paese islamico. L'ira della popolazione
è una pura reazione istintiva, ma gli scontri più violenti sono stati innescati
da frange estremiste, che tentano di strumentalizzare il fatto". "E' sbagliato dire che il popolo sta con i
talebani - sottolineano - gli afghani detestano da sempre la presenza sul loro
territorio degli stranieri armati, siano essi inglesi, russi o americani.
Tuttavia nessuno vuole ritornare al regime del mullah Omar, in cui si rischiava
la morte per una pettinatura sbagliata o per una barba mal fatta. Il popolo ha
cercato di dimenticare quegli anni terribili e ora desidera solo pace e
rispetto delle proprie tradizioni".
Secondo le fonti, le forze Nato devono cercare di prendere il controllo della
situazione e avere maggiore rispetto e cura del luogo che li ospita. Ciò per
evitare che i talebani trasformino questo stupido gesto in una arma da
utilizzare come moneta nei prossimi
incontri per i dialoghi di pace con rappresentanti degli Usa e del governo afghano. "Riconsegnare
il Paese in mano ai talebani senza alcuna garanzia reale - avvertono - renderebbe
inutili questi 10 anni di guerra e soprattutto
il sacrificio di migliaia di vittime civili innocenti". (S.C.)