08/01/2008, 00.00
SRI LANKA
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Ucciso in attentato ministro singalese

di Melani Manel Perera
D.M. Dassanayake, a capo del dicastero per le Costruzioni, è morto in seguito all’esplosione di una bomba al passaggio della sua auto. Intanto le critiche internazionali per lo stato dei diritti umani nel Paese spingono la Corte Suprema a sospendere arresti e perquisizioni notturne nelle case da parte di uomini dell’esercito.
Colombo (AsiaNews) – Si aggrava di giorno in giorno la situazione in Sri Lanka. Oggi il ministro delle Costruzioni, D.M. Dassanayake, è morto in seguito all’esplosione di una bomba avvenuta al passaggio della sua auto. L’attentato è avvenuto a Ja-Ela, 19 km a nord di Colombo. Il politico è deceduto in sala operatoria, secondo quanto riferito da medici dell’ospedale di Ragama, dove era stato ricoverato per un intervento chirurgico. L’omicidio ha tutta l’aria di essere una rappresaglia dei ribelli tamil per l'uccisione, il 6 gennaio scorso, del capo dei servizi segreti delle Tigri, il “Colonnello Charles”. Ma finora non vi sono rivendicazioni.
 
Il 2 gennaio il governo cingalese ha annunciato la sua uscita dal cessate-il-fuoco firmato con i separatisti nel 2002. L’accordo, nullo a partire dal 16 gennaio, era stato disatteso più volte da entrambe le parti, finché negli ultimi due anni non si è praticamente ripiombati nella guerra civile.
 
Intanto le forti critiche internazionali per il ritiro di Colombo dalla tregua e gli allarmi per il degrado dei diritti umani nell’isola, hanno spinto la Corte Suprema dello Sri Lanka ad allentare arresti e perquisizioni da parte delle forze di sicurezza condotte tra le 9 di sera e le 6 di mattina nelle abitazioni private. La decisione, presa dal capo della Giustizia Sarath Silva, prevede che le prossime operazioni di questo tipo saranno svolte in presenza di almeno un agente della polizia oltre al personale militare.
 
La settimana scorsa il Minority Rights Group International di Londra aveva espresso preoccupazione per la sicurezza dei civili e le minacce alle libertà fondamentali, violate a causa dell’inasprirsi degli scontri.
 
“Siamo molto grati alla Giustizia per questo tentativo di proteggerci di più – commentano alcuni abitanti di Colombo – specialmente nelle ore notturne”. “Quando i nostri mariti sono fuori casa per motivi di lavoro – spiega una donna, mamma di 4 figli – era molto imbarazzante e pericoloso aprire la porta per far entrare i militari”. In Sri Lanka è in vigore lo stato d’emergenza dal dicembre 2006, quando il fratello del presidente Rajapakse e Segretario alla Difesa è sopravvissuto ad un attentato delle Tigri.
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