17/04/2009, 00.00
CINA
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Uighuri condannato a 10 anni di carcere per avere parlato ad amici di una protesta

Jamal, 24 anni, ha trasmesso con telefono cellulare voci e commenti su una protesta di negozianti contro le autorità locali. E’ stato arrestato e condannato per “separatismo e rivelazione all’estero di segreti di Stato”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il tribunale di Turpan (Xinjiang) ha condannato il 28 febbraio 2008 – ma la notizia è emersa solo nei giorni scorsi - l’uighuri Ekberjan Jamal a 10 anni di carcere per “separatismo e rivelazione di segreti di Stato”. Tramite un  telefono cellulare, egli ha fatto ascoltare ad amici in Olanda le voci e i suoni delle proteste di commercianti a Turpan, circa 180 chilometri a est di Urumqi.

I giorni 1, 17 e 19 novembre 2007 i commercianti sono scesi in piazza contro le autorità locali per il mancato risarcimento dei danni subiti in un grave incendio al Grand Bazaar di Turpan (nella foto: il Bazaar), che ha ucciso una persona e distrutto merci per un milione di yuan. Gli amici hanno registrato questi suoni (sirene della polizia, voci e i commenti dello stesso Jamal che spiega cosa vede) e li hanno dati al sito web Radio Free Asia, che li ha diffusi in una trasmissione radio.

Il 25 dicembre Jamal è finito in carcere: secondo l’accusa egli ha voluto mandare queste informazioni a Rfa per “creare divisione” nel Paese.

Jamal ha perso il padre e si occupa della madre e delle due sorelle minori. Ora la madre Ibadethan Jamal annuncia che faranno appello e si preoccupa di chiarire, anche su siti web, che la sua famiglia “non è contro il governo e non ha nessuna doglianza”. Sottolinea che in carcere il figlio non è stato torturato e che può vederlo una volta al mese.

Nello Xinjiang abitano 8 milioni di etnici uighuri, di religione islamica. Gruppi uighuri all’estero accusano Pechino di gravi discriminazioni e di favorire la massiccia immigrazione di etnici Han, riducendo gli uighuri a una minoranza nel loro Paese. Ci sono serie limitazioni alla pratica della loro religione, come pure nei confronti della loro lingua e tradizioni. In reazione ci sono frequenti proteste violente. Di recente le autorità cinesi hanno lamentato l’aumento degli attentati e annunciato maggior controllo poliziesco e repressione contro le attività ritenute pericolose per la “sicurezza statale”.

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