30/03/2012, 00.00
ITALIA - ASIA
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Un Osservatorio sulla libertà religiosa a Roma, contro il fondamentalismo e il relativismo

di Bernardo Cervellera
Dovrebbe raccogliere, verificare e pubblicare notizie sulle violazioni alla libertà religiosa nel mondo. La collaborazione fra la diplomazia italiana e quella vaticana. I rischi provengono non solo da Paesi come Nigeria e Pakistan, ma anche dai Paesi occidentali, dove domina il laicismo che "espelle Dio" dalla società. L'intervento completo del card. Piacenza.

Roma (AsiaNews) - In un mondo segnato da fondamentalismi violenti e relativismo intollerante; con Stati atei o ultra-religiosi che emarginano e perseguitano le minoranze, è importante un luogo che registri il polso della libertà religiosa in tutti i Paesi. Da qui l'idea di un Osservatorio sulla libertà religiosa con base a Roma, in collaborazione con la diplomazia italiana e vaticana.

L'idea è stata comunicata ieri in un incontro tenutosi all'ambasciata italiana presso la Santa Sede, in una sala dello splendente Palazzo Borromeo. Al raduno hanno preso la parola il card. Mauro Piacenza, in qualità di presidente della Fondazione "Aiuto alla Chiesa che Soffre"; mons. Dominique Mamberti, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati; il Ministro italiano degli esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata; il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il moderatore dell'incontro - dal titolo "La libertà religiosa: un obiettivo e un impegno comune" -  era lo stesso ambasciatore presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco.

Alemanno ha spiegato la genesi dell'idea dell'Osservatorio, pensato come un "ideale regalo" a Benedetto XVI già nel 2009. Per Alemanno, Roma è il luogo più qualificato per la libertà religiosa perché pur essendo "quartier generale" di una delle comunità religiosi più grandi al mondo (la cattolica), è riconosciuta come una delle città più libere, dove si trova la moschea più grande d'Europa e dove vive la più antica comunità ebraica della diaspora.

Il ministro Terzi ha elencato gli impegni che la diplomazia italiana ha preso da tempo per sostenere la libertà religiosa nei vari Paesi, in collaborazione con la diplomazia vaticana e in relazione con l'Unione europea.

È toccato al card. Piacenza spiegare cos'è la libertà religiosa e mostrare i rischi che essa corre nella situazione contemporanea. Richiamando l'insegnamento di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, egli ha definito la libertà religiosa come "la Madre" di tutte le libertà, o la cartina di tornasole per misurare lo stato dei diritti umani in un Paese.

Il card. Piacenza ha sottolineato che per rispettare la libertà religiosa, occorre "ragione e verità". Senza queste due piste, si dà spazio all'arbitrio, tipico dei fondamentalismi religiosi, ma anche un relativismo che fa scivolare verso il nulla e che rischia di distruggere i presupposti delle democrazie. "Il relativismo dominante - ha detto - è l'ambiente meno favorevole alla libertà religiosa".

La preoccupazione del porporato sembra essere soprattutto rivolta verso la cultura dominante in occidente, "che espelle Dio", e che cerca di emarginare la sua incidenza sociale. E ancora: "La riscoperta del 'ruolo pubblico di Dio', cioè della presenza e del ruolo di Dio nella storia e nella società, è conseguentemente il presupposto indispensabile all'esercizio della libertà religiosa. La società garantirà sempre più compiutamente la libertà religiosa dei propri cittadini, quanto più rinuncerà ad escludere Dio dalla scena pubblica".

Da parte sua, mons. Mamberti, appena tornato dal viaggio in Messico e Cuba al seguito di Benedetto XVI, ha citato proprio il pontefice, che ha additato ai cubani (e al governo di Raul Castro) l'importanza della libertà religiosa come fonte di creatività e di armonia sociale. Anche il Segretario per i Rapporti con gli Stati è preoccupato di quanto succede non solo in Paesi come la Nigeria o il Pakistan, ma qui in occidente.  L'intolleranza, ha detto, si manifesta a tre livelli: l'ostilità di tipo culturale; la discriminazione attraverso armi giuridiche (e ha ricordato la polemica dell'esposizione dei crocifissi in Italia); i crimini violenti di persecuzione. E ha aggiunto che questi tre livelli sono su "un piano inclinato" e con molta facilità si scivola da uno all'altro.

 

 

Per il testo completo dell'intervento del card. Mauro Piacenza, clicca qui.

 

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