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    » 07/09/2009, 00.00

    CINA

    Un anno di crisi globale: le “incognite” della ripresa economica cinese



    Un anno fa esplodeva la crisi finanziaria mondiale. Ora la Cina da mesi indica che ha superato il picco e che l’economia è in robusta ripresa. Ma esperti avanzano dubbi sulla significatività degli attuali miglioramenti e l’uomo della strada ha difficoltà a pagare alloggio e cibo.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – A un anno dall’esplosione della crisi dei subprime Usa, che ha dato il via alla crisi finanziaria mondiale, molti governi annunciano che il peggio è alle spalle e che l’economia ha già ripreso a crescere. Ma esperti notano che la disoccupazione rimane diffusa e, in una analisi “controcorrente”, dicono che occorrerà attendere ancora molti mesi e segnali ben più precisi per poter annunciare la fine della crisi.

    La Cina è il Paese che più di tutti proclama il superamento della crisi e la ripresa della crescita economica che prevede sarà intorno all’8%. Yao Jingyuan, economista capo dell’Ufficio nazionale di statistiche, in un forum a Tianjin il 5 settembre ha ribadito che l’economia cinese ha ripreso a crescere.

    Ieri il ministro alla Finanza Xie Xuren, in un incontro a Londra dei leader finanziari dei Paesi del G20, ha pure riaffermato che “le misure adottate dal governo cinese per promuovere la crescita economica hanno già raggiunto chiari risultati…. l’economia è in ripresa”.

    La stima è fondata su dati come l’Indice cinese per gli acquisti delle imprese (Pmi) –indicativo della produzione manifatturiera- che ad agosto è salito a 55,1 rispetto al 52,8 di luglio, miglior risultato da 16 mesi. Un risultato sopra il 50 indica un’espansione della produzione, mentre il dato al di sotto ne significa la contrazione.

    L’economista Qu Hongbin, da Hong Kong, commenta che c’è una ripresa degli ordini di prodotti lavorati, soprattutto da parte del mercato interno.

    Ma altri analisti evidenziano dati contrastanti, che mostrano il perdurare della crisi. Ad agosto le esportazioni cinesi, motore trainante dell’industria del Paese, sono diminuite rispetto all'agosto 2008 meno rispetto al -23% registrato nel luglio 2009 con riguardo al luglio 2008. Seppure Li Kenong, vicecapo dell’Amministrazione generale delle dogane, ha detto in conferenza stampa che l’export è aumentato rispetto a luglio 2009 (ma non ha indicato i dati) e sostiene che l’aumento proseguirà; ha pure aggiunto che non è possibile dire quando il dato tornerà ai livelli ante-crisi. Anche perché Stati Uniti ed Europa, principali Paesi importatori dalla Cina, stentano a mostrare segni di ripresa. Il crollo delle esportazioni è stimato avere fatto perdere alla Cina almeno il 2,9% del Prodotto interno lordo nei primi 6 mesi 2009. Fonti governative dicono che però i finanziamenti pubblici hanno causato una crescita del 6,2% del Pil.

    Molti esperti ritengono che la ripresa dell’economia cinese sia soprattutto conseguenza di questi finanziamenti e mettono in guardia contro il rischio di una crisi “a W”, nella quale a un primo momento di ripresa possa seguire una nuova caduta di produzione e consumi.

    Essi osservano che nel Paese ci sono tuttora decine di milioni di nuovi disoccupati, secondo dati ufficiali, e che solo una parte sono stati riassunti negli ultimi tre mesi che hanno mostrato una lieve ripresa dell’occupazione.

    Intanto per la crisi sono stati congelati i salari, ma i prezzi dei generi di prima necessità hanno ripreso a salire: l’operaia delle pulizie Li Zhongxia racconta al South China Morning Post che a Pechino in appena 2 mesi il riso è passato da 3,2 yuan al chilogrammo a 4 yuan, mentre l’affitto di una stanza di 12 metri quadrati in periferia è cresciuto di quasi un terzo e costa intorno a 450 yuan. Al contrario il suo salario è fermo a 1.200 yuan.

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