21 Dicembre 2014 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 06/06/2007
IRAQ
Un "ghetto assiro" nella Piana di Niniveh per salvare i cristiani dell'Iraq
Gruppi politicizzati premono per la creazione di una “regione assira” nel nord del Paese, ai confini con Kurdistan. A tal fine strumentalizzano la persecuzione anti-cristiana per confermare l’urgenza di attuare il loro piano. Il progetto voluto da chi poco conosce la realtà irachena, forse a tema nei colloqui fra Bush e il Vaticano.

Baghdad (AsiaNews) – Gruppi di cristiani politicizzati negli Stati Uniti e in Europa stanno cercando di sfruttare la tragica persecuzione religiosa in Iraq per accelerare la creazione dell’“enclave assira” nella Piana di Niniveh, ai confini con la regione semiautonoma del Kurdistan. Il progetto, invece, non trova appoggio tra i cattolici in patria e all’estero, che ne parlano come di un piano “diabolico e pericoloso”, sul cui dibattito “si rischia una divisione” fra i cristiani.

Rinchiudere la comunità cristiana in un ghetto-cuscinetto tra arabi e curdi nel nord sembra essere per alcuni l’unica soluzione di salvezza. Secondo fonti locali di AsiaNews, per convincere a ciò si sta usando ogni mezzo: si circuiscono leader religiosi, si manipola la stampa, fino a strumentalizzare il dolore e i lutti. Ultimo esempio è l’assassinio di p. Ragheed Ganni, sacerdote caldeo, la cui morte insieme a quella di tre suoi amici è al centro di un tam tam mediatico in Iraq giudicato “eccessivo” dagli iracheni stessi. Una fonte di AsiaNews afferma: “Ragheed, morto e vissuto a Mosul, si è sacrificato per l’esatto contrario: per la convivenza pacifica, per il futuro della Chiesa in Iraq, non all’estero né ingabbiata in confini politici e territoriali".

Da quando la campagna anti-cristiana si è fatta così violenta da balzare sui meda internazionali, sempre più numerosi articoli e servizi televisivi parlano della ormai inevitabile necessità di istituire un “Safe Heaven” per questa minoranza. Ieri un articolo della Eastern Star News Agency (agenzia assira con base in Svezia) paragonava la situazione del “popolo assiro” (termine che vuole includere caldei e siriaci) a quella dei curdi sotto Saddam: hanno bisogno di protezione. E continua: “Sempre più voci tra gli assiri chiedono una regione autonoma cristiana in Iraq”.

Favorevoli

Il progetto di un “ghetto assiro” è sostenuto fortemente dalla diaspora cristiana negli Usa, che esercita molta influenza sul Patriarcato di Baghdad, dagli evangelici e dal ministro delle Finanze del Kurdistan, Sarkis Aghajan, che nell’ultimo anno ha elargito ingenti somme di denaro per la ricostruzione di numerosi di villaggi e chiese al nord.

Nell’ottobre 2006 i vescovi cattolici statunitensi hanno scritto a Condoleezza Rice per spingere Washington a considerare la possibilità di creare una nuova "regione amministrativa" intorno a Ninive, direttamente collegata al governo centrale di Baghdad che "potrebbe offrire maggiore sicurezza e maggiori opportunità di controllare le loro attività". E dal momento che numerosi cristiani si stanno rifugiando nelle regioni settentrionali del Paese, il documento suggerisce anche una collaborazione tra il governo Usa e le autorità curde per assicurare la sicurezza dei cristiani in tali aree.

A riguardo si attende una posizione del Vaticano in occasione dell’imminente incontro - 8 giugno - tra il presidente George W. Bush e il Papa.

Contrari

Da tempo diverse figure di rilievo all’interno della Chiesa, come pure semplici fedeli, hanno messo in evidenza i rischi del “progetto di Niniveh”. Ad AsiaNews mons. Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, alcuni mesi fa indicava come presupposto necessario la “fine delle violenze” pur rimanendo perplesso sull’idea. “La Piana di Ninive – spiegava - è circondata per gran parte dagli arabi: i cristiani sarebbero così un cuscinetto comodo e indifeso fra arabi e curdi. A mio avviso sarebbe molto meglio lavorare sul piano costituzionale e dei singoli stati per garantire libertà religiosa e pari diritti per i credenti di tutte le fedi sull’insieme del territori, anche per i cristiani, presenti ovunque in Iraq”.

Laici iracheni della diaspora parlano di un progetto “sbagliato, anche dal punto di vista strategico”. “Circoscrivere in un territorio ben definito una comunità già nel mirino, senza garanzie di sicurezza, significa esporla a rischi enormi: chi vuole eliminare i cristiani in Iraq, così avrà la strada spianata”.

Tanto più che il nord, fino a pochi mesi fa risparmiato dalle violenze che insanguinano il resto del Paese, ha visto deteriorarsi notevolmente il livello di sicurezza con attentati diretti contro obiettivi curdi e cristiani in vista dell’importante referendum sullo status di Kirkuk.

Infine, notano sacerdoti iracheni in Europa, il progetto di Niniveh” riduce i cristiani ad un’etnia e mette fine alla missione della Chiesa che è quella di operare e testimoniare il Vangelo tra i popoli”.


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
11/06/2007 IRAQ
Kirkuk, musulmani e cristiani uniti: dialogo, “unica salvezza” per l’Iraq
20/06/2007 IRAQ
Rapiti 8 studenti e professori cristiani nella Piana di Ninive
22/10/2008 IRAQ
Vescovo caldeo di Kirkuk: A Mosul si cancellano i cristiani per motivi politici
23/10/2008 IRAQ
Nuove violenze a Mosul: padre e figlio uccisi perché cristiani
06/10/2006 IRAQ
Una campagna di terrore contro la chiesa caldea in Iraq

In evidenza
IRAQ-VATICANO
Vescovo di Mosul: Gesù nasce fra i container dei rifugiati. Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul"
di Amel NonaI profughi perseguitati dallo Stato islamico hanno perso tutto: beni, casa, lavoro, scuole, futuro. Ma rimane forte la fede e la missione. Raccolti e inviati quasi 900mila euro. Il messaggio di vicinanza di papa Francesco. La campagna continua secondo la proposta del patriarca di Baghdad: digiuno e sobrietà a Natale e Capodanno, offrendo il corrispettivo per i cristiani di Mosul.
IRAQ
Patriarca caldeo: Digiuno alla vigilia di Natale per il ritorno dei profughi a Mosul
di Joseph MahmoudMar Louis Sako domanda ai fedeli di non celebrare in modo "mondano", con sfarzo e abbondanza, Natale e Capodanno in segno di solidarietà con i fuggitivi della piana di Ninive, perseguitati dall'Esercito islamico. AsiaNews aderisce al digiuno proposto dal Patriarca e chiede a tutti i lettori di dare il corrispettivo del digiuno a sostegno della campagna "Adotta un cristiano di Mosul".
IRAQ - ITALIA
Lettera dell'arcivescovo di Mosul: Grazie per gli aiuti, che sostengono le sofferenze dei rifugiati
di Amel NonaLe offerte di tutti i donatori della campagna "Adotta un cristiano di Mosul" sono usate per acquistare cibo, vestiti pesanti, coperte per i profughi e affittare case o roulotte per affrontare l'inverno e il freddo che sono giunti molto presto. Due donne hanno difeso la loro fede cristiana davanti ai miliziani islamisti che volevano convertirle, minacciandole di uccidere. Rifugiato fra i rifugiati, mons. Nona scopre un modo nuovo di essere pastore.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate