24/03/2005, 00.00
Hong Kong
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Un nuovo capo dell'esecutivo, ma cosa cambierà?

di Joseph Zen
Nell'edizione del 20 marzo del Sunday Examiner, il giornale diocesano, il vescovo di Hong Kong dà la sua valutazione sulla rinuncia di Tung Chee-hwa, capo dell'esecutivo.

Hong Kong (AsiaNews/SE) – Dopo 2 settimane di dicerie, speculazioni e congetture riguardo alle sue dimissioni, il 10 marzo scorso Tung Chee-hwa, citando motivi di salute, ha annunciato l’abbandono della presidenza dell’esecutivo di Hong Kong.

Per tutto il periodo noi, il popolo di questa città, siamo stati tenuti all’oscuro, come se il nostro compito fosse semplicemente aspettare, aspettare come bambini che devono avere piena fiducia nei progetti fatti dai genitori. Ora che le dimissioni sono confermate, speriamo davvero che Tung potrà riposarsi e godere di passare più tempo con la sua famiglia. Ha davvero accumulato molto stress – lavorando in tutti questi anni dalle 7 del mattino alle 11 di sera.

Quando qualcuno che ha una carica pubblica lascia il suo lavoro, non possiamo non valutarne i meriti e i demeriti. In quanto cattolici, non abbiamo mai chiesto le sue dimissioni, ed ora che se ne è andato non sappiamo se il suo successore sarà migliore o peggiore. Ma valutare questi ultimi 7 anni può essere positivo per assicurarsi che gli errori del passato non vengano ripetuti.

A mio parere, il fallimento dell’amministrazione Tung è dovuto soprattutto al fatto che, sebbene vi fosse una divisione dei compiti, non vi era coordinazione. E’ stato come se ad ogni singolo ufficio, dipartimento o segreteria politica fosse affidato un lavoro che poi sarebbe appartenuto a lui o a lei completamente ed esclusivamente, senza la guida del capo dell’esecutivo o senza condivisione delle responsabilità da parte delle segreterie.

In tal modo, la questione del “Diritto d’asilo” [per i figli nati in Cina da genitori di Hong Kong - ndr], o all’Articolo 23 [legge anti-sedizione-ndr], sono divenuti entrambi competenza esclusiva di Regina Ip Lau Suk-yee, come anche il loro successo o fallimento. La cosiddetta “Ordinanza sulla gestione delle scuole” è divenuta la battaglia personale di Arthur Li Kwok-cheung (e Tung mi disse che non era in grado di aiutarmi sulla questione). In questo senso, Tung ha lasciato cadere i suoi ministri, e i suoi ministri, a loro volta, hanno provocato la sua caduta perché, alla fine, lui e il suo intero governo hanno dovuto accettare le responsabilità per tutte le politiche dei Territori.

Rispetto a questo, quando mi chiedono quali siano le mie aspettative o le mie raccomandazioni sulla possibile nomina di Donald Tsang Yam-kuen a nuovo capo dell’esecutivo, la mia risposta è che essere cattolico non garantisce in alcun modo a una persona essere un buon capo dell’esecutivo.

Tsang deve condividere la responsabilità per i fallimenti di Tung, tanto più per le politiche fatte da lui in prima persona, come far aspettare 7 anni ai nuovi arrivati dalla Cina per ricevere l’Assistenza sociale comprensiva di sicurezza (CSSA), e ridurre di 400 dollari al mese le paghe dei collaboratori domestici, con un taglio dei salari minimi, e imponendo subito dopo una tassa ai datori di lavoro. Quest’ultimo provvedimento è stato preso con il pretesto di costituire “fondi per riqualificare” i collaboratori domestici.

Tung Chee-hwa è lodato per aver condotto con successo l’idea di “un paese, due sistemi”. Io non sono d’accordo. Il mio consiglio per chiunque sarà il prossimo capo dell’esecutivo è che assuma come sua più grande responsabilità proprio la difesa del principio “un paese, due sistemi”.

E’ comprensibile che i leader di Pechino non possano capire appieno il nostro sistema, ed è ovvio che quando noi insistiamo per preservarlo, loro siano spiazzati. Solo il capo dell’esecutivo – e tutti coloro che abbiano in qualche modo la stima di Pechino – possono aiutare i politici cinesi a comprendere che noi, la gente di Hong Kong, siamo tutti patriottici e quando critichiamo, urliamo e protestiamo, lo facciamo solo per amore alla nostra patria e ad Hong Kong.

Mi spiace che fino ad ora il nostro capo esecutivo e tutti coloro che hanno potere, e sono vicini a Pechino, ci abbiano messo in cattiva luce, solo per compiacere le Autorità centrali, spingendoci fino al punto di mostrarci come degli oppositori.

Che spreco!


+ Jospeh Zen Ze-kiun

Vescovo di Hong Kong

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