30 Gennaio 2015 AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook            

Aiuta AsiaNews | Chi siamo | P.I.M.E. | | Rss | Newsletter | Mobile




Dona
Il 5 x mille
ai missionari del PIME



mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato
invia ad un amico visualizza per la stampa


» 23/08/2010
INDIA
Un tribunale popolare per dare giustizia alle vittime dell’Orissa
di Santosh Digal
La prima sessione del Tribunale nazionale del popolo (National People’s Tribunal) è iniziata ieri a New Delhi e durerà fino al 24 agosto. Tra i partecipanti ex giudici, attivisti, giornalisti e analisti politici. Essi ascoltano le testimonianze dei sopravissuti ai massacri, per far luce sui pogrom anticristiani scoppiati il 23 agosto 2008 e sollecitare l’arresto degli estremisti indù autori dei massacri a tutt’oggi impuniti.

New Delhi (AsiaNews) – A due anni dai pogrom anti-cristiani, scoppiati il 24 agosto 2008, la popolazione del distretto di Kandhamal attende ancora giustizia e a tutt’oggi gli estremisti indù autori dei massacri restano impuniti. Per dare voce alle vittime il National Solidarity Forum (Nsf), ha allestito da ieri a New Delhi il Tribunale nazionale del popolo (National People’s Tribunal), che coinvolge ex giudici, attivisti, giornalisti e analisti politici. Fino al 24 agosto essi ascolteranno le testimonianze dei sopravissuti ai massacri, tentando di far luce sui 43 casi di violenza che tra dicembre 2007 e agosto 2008, hanno provocato 93 morti e costretto alla fuga oltre 56mila persone.  

Dhinarendra Pandha, responsabile dell’Nsf, afferma: “Molto è cambiato in questi due anni, ma la vita dei sopravvissuti di Kandhamal non ha fatto che peggiorare. Essi sono ancora traumatizzati dalle violenze che hanno portato loro via dignità, abitazioni e  mezzi di sussistenza”. “ Il fallimento del sistema giudiziario indiano nel punire gli autori dei pogrom – aggiunge - ha vanificato le speranze di giustizia delle 56mila persone che hanno visto le loro case andare in fiamme”.

Il processo in corso presso il tribunale distrettuale di Kandhamal vede implicati diversi esponenti del Bharatiya Janata Party (Bjp), principale partito di governo dell’Orissa al tempo del massacro. A tutt’oggi essi impediscono ai testimoni dei massacri di deporre in aula con continue minacce e aggressioni, creando un clima di panico tra la popolazione.   

Mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, afferma ad AsiaNews che “il Forum di tre giorni di solidarietà nazionale è la nostra richiesta di giustizia per la popolazione di Kandhamal”. L’arcivescovo sottolinea che i cristiani “hanno diritto ad esercitare la loro religione e avere accesso a sicurezza, mezzi di sostentamento e istruzione”. “Ma purtroppo – aggiunge – in questi due anni nulla è cambiato e il governo dell’Orissa non è ancora riuscito a fare luce sul caso e ad aiutare le vittime”.

  

 


invia ad un amico visualizza per la stampa

Vedi anche
25/01/2011 INDIA
Orissa, il governo non fa rispettare la legge. Continui casi di violenza contro i cristiani
di Santosh Digal
23/03/2011 INDIA
Orissa, un altro cristiano ucciso in Kandhamal
di Santosh Digal
02/09/2010 INDIA
Leader cristiani: il governo dell’Orissa ha ignorato le vittime del pogrom
di Nirmala Carvalho
09/07/2010 INDIA
Orissa, libero su cauzione politico indù condannato per i pogrom anticristiani
13/09/2010 INDIA
Commissione per le minoranze in Orissa, ma non vedrà i villaggi cristiani
di Santosh Digal

In evidenza
IRAQ
I bambini di Mosul e il futuro: il campo profughi "a cinque stelle"
di Bernardo CervelleraNel giardino della parrocchia di Mar Elia accanto alle tende ci sono container che servono da aule per i ragazzi e da biblioteca. Un altro serve da stanza per il ricamo. Un coro di bambini. P. Douglas: "preoccuparsi dei profughi non significa solo pensare al mangiare, al bere, alle medicine, le iniezioni, le vaccinazioni... Le persone rifugiate hanno bisogno di fare qualcosa e di coltivare la speranza".
IRAQ
Via Crucis: i profughi di Mosul oltre l'emergenza
di Bernardo CervelleraSono almeno mezzo milione le persone che si sono rifugiate in Kurdistan per sfuggire all'ISIS. Nello Shlama Mall a Erbil: 350 persone vivono nello scheletro di un edificio in costruzione, con panni stesi e coperte a fare da pareti. L'ordinazione sacerdotale di un giovane, anch'egli profugo dimostra che con la fuga, c'è qualcosa che non è stato distrutto: la fede, le tradizioni, il sacerdozio.
IRAQ-VATICANO
Vescovo di Mosul: Gesù nasce fra i container dei rifugiati. Continua la campagna "Adotta un cristiano di Mosul"
di Amel NonaI profughi perseguitati dallo Stato islamico hanno perso tutto: beni, casa, lavoro, scuole, futuro. Ma rimane forte la fede e la missione. Raccolti e inviati quasi 900mila euro. Il messaggio di vicinanza di papa Francesco. La campagna continua secondo la proposta del patriarca di Baghdad: digiuno e sobrietà a Natale e Capodanno, offrendo il corrispettivo per i cristiani di Mosul.

Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
Copyright © 2003 AsiaNews C.F. 00889190153 Tutti i diritti riservati: è permesso l'uso personale dei contenuti di questo sito web solo a fini non commerciali. L'utilizzo per riprodurre, pubblicare, vendere e distribuire può avvenire solo previo accordo con l'editore. Le foto presenti su AsiaNews.it sono prese in larga parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate