19/05/2020, 09.38
INDIA
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Un vescovo indiano decide di tornare alla vita dell’eremita

di Biju Veticad

E’ il caso di mons. Jacob Muricken, vescovo ausiliare di Palai.  “La mia vita sarà spesa in preghiera, meditazione, studi biblici e nella scrittura”. “Non è odiare il mondo, ma insegnare agli uomini a guardare il mondo nel modo giusto, fissando i nostri occhi solo a Dio”.

Palai (AsiaNews) - Per la prima volta nella storia della Chiesa indiana, un vescovo in servizio esprime il suo fermo desiderio di perseguire una vita spirituale più profonda come gli eremiti dell'antica Chiesa. E’ il caso di mons. Jacob Muricken. Ordinato vescovo ausiliare di Palai nel 2012, il vescovo, conferma di aver ricevuto nel 2017 la chiamata interiore a vivere come un solitario, abbandonato a Dio nella vita ascetica. Nel 2018, ha scritto una lettera al Sinodo della chiesa di Siro Malabarese,  guidata dal cardinale George Alencherry e dal vescovo Mar Joseph Kallarangattu.

Il vescovo Muricken conduce una vita molto semplice dall'inizio del suo sacerdozio e nel 2016 ha deciso di donare uno dei suoi reni a un uomo di 31 anni appartenente a una povera famiglia indù. Il vescovo Muricken conferma che la sua chiamata è quella di condurre una vita ascetica come eremita, pratica che era comune nell'antica Chiesa e che in qualche modo si è interrotta. “Sono stato chiamato a riprendere questo stile di vita eremitico, conferma il vescovo, e questo  rafforzerà di più la Chiesa”.

“L'eremita è una persona che contempla Dio e vive completamente in unione con la natura - continua il vescovo - utilizza solo ciò che è essenziale per la vita. La vita sarà spesa in preghiera, meditazione, studi biblici e nella scrittura, il che permetterebbe di condurre una vita silenziosa. Un solo pasto al giorno e sarà esclusivamente vegetariano. Cucinerò da solo e utilizzerò letti e sedie in legno e pietre. Non è odiare il mondo, ma insegnare agli uomini a guardare il mondo nel modo giusto, fissando i nostri occhi solo a Dio”.

Alla domanda se avrà l'opportunità di entrare in contatto con i fedeli, il vescovo Jacob dice che una volta al mese ci sarà la possibilità, in maniera controllata, di visitarlo. Afferma che la sua chiamata a vivere come eremita è per tutti e darà frutto per tutti i fedeli e il mondo stesso.

In una recente intervista rilasciata al giornale cattolico Deepika (quotidiano regionale del Kerala), mons. Jacob ha confessato che la sua sarà una vita di contemplazione davanti al Tabernacolo. Sulla scelta del luogo in cui vivere, il suo vescovo mons. Kallarangattu ha suggerito di vivere nel territorio della diocesi. Poiché la vita eremita non è possibile tra le persone conosciute, il vescovo Jacob desidera trascorrere la sua vita come eremita sulla cima della collina di Nallathanni nel distretto di Idukki nei locali di un monastero esistente, noto come Marthoma Sleeha Monastry.

Questo umile vescovo non esita ad affermare che non le persone, ma il servizio è importante. “Se lascio la mia responsabilità alla diocesi - continua - Dio assegnerà il più adatto a quella posizione. Le mie preghiere contribuiranno con più forza e spirito alla nostra Chiesa. San Francesco d'Assisi è il santo che mi ha influenzato di più nella mia vita. La mia chiamata all'eremo è una chiamata al più alto livello di conversione e alla santità”.

Il vescovo Jacob è ancora in attesa del consenso del cardinale Alencherry - arcivescovo maggiore di rito di Siro Malabarese - e del sinodo dei vescovi siro-malabaresi. Quindi la decisione del sinodo sarà comunicata anche alla Congregazione delle Chiese orientali.

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