24/01/2004, 00.00
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Una chiesa ortodossa all'Avana: i retroscena

Segni di apertura, calcoli politici, nostalgia dei rapporti con la Russia, riconciliazione fra gli ortodossi d'America Latina: questo il miscuglio di intenzioni che ha portato Bartolomeo I a Cuba.

Istanbul (AsiaNews) - In un Paese che ancora reprime la libertà religiosa, risulta apparentemente contradditoria l'inaugurazione della prima chiesa greco ortodossa a Cuba, definita dallo stesso Fidel Castro - che ne ha finanziato interamente la ristrutturazione - "un dono del popolo di Cuba".

Diventa, però, un passo comprensibile alla luce di precedenti avvenimenti.

Fino al Natale '97, a Cuba vigeva l'ateismo di Stato, almeno due generazioni di cristiani non sapevano nemmeno, se non attraverso i racconti dei propri nonni o genitori, cosa fosse la fede cristiana. Poi è venuta la visita di Giovanni Paolo II, e le chiese sono uscite dal loro "catecumenato": si riaprivano, si poteva battezzare di nuovo pubblicamente, si poteva andare liberamente in parrocchia, si potevano celebrare feste e liturgie. Si è aperta insomma una nuova era in cui c'è possibilità di culto: non è ancora piena libertà religiosa, ma è certo un passo avanti.

Dopo questi eventi, anche la chiesa ortodossa ha preso coraggio.

"In quegli anni – afferma l'arcivescovo Athenagoras da Panama – molte chiese sono state restituite alle rispettive congregazioni proprietarie" e anche lui ha cominciato ad avanzare i diritti degli ortodossi. Insieme all'ambasciatore greco residente a Cuba, Yorgos Kostoulas, il metropolita di Panama e dell'America Centrale ha cominciato un lungo e sottile gioco diplomatico e politico per riottenere la struttura della chiesa ortodossa dei santi Costantino ed Elena, che, costruita nel 1950, non era mai stata utilizzata se non come teatro per bambini.

Grazie al forte sostegno dell'ambasciatore greco, la chiesa ortodossa ha ottenuto due anni fa il permesso di poter riaprire, dopo un'adeguata ristrutturazione, la piccola chiesa in pietra con archi e altare bizantini. Domani 25 gennaio 2004, la chiesa sarà ufficialmente aperta e dedicata a san Nicola - patrono dei marinai -   nella zona coloniale dell'Avana Vecchia.

Sotto la giurisdizione di Panama ci sono anche i 25 mila cristiani ortodossi che vivono in Messico, Venezuela, Colombia, Cuba e tutti i Carabi. Lo stesso Metropolita Athenagoras riconosce che questo generoso gesto cubano verso la chiesa greco ortodossa può apparire incomprensibile: la maggior parte dei cristiani a Cuba sono cattolici, e delle poche migliaia di ortodossi lì residenti , solo 50 sono greci. Ma lui stesso sostiene: "E' comunque un grande segno di rispetto nei confronti di una chiesa che, senza far distinzione di riti e giurisdizioni, pur piccola nei suoi numeri, è presente nel Paese da generazioni. Non dimentichiamo, infatti, che la nostra comunità ortodossa cubana, è sottoposta all'Ufficio Affari religiosi e non è implicata nella politica d'occidente. Essa comprende soprattutto russi che arrivarono dall'ex Unione Sovietica, verso cui, lo sappiamo, da sempre Castro, mostra simpatia".

E gesto di solidarietà e di rispetto della gerarchia è stato dimostrato nell'invito rivolto direttamente da Fidel Castro al Patriarca ecumenico Bartolomeo I a presiedere la cerimonia di inaugurazione della chiesa.

Dal punto di vista ecclesiale domani sarà una data storica di comunione e riconciliazione. Nel 1996 il Patriarcato di Panama e dell'America Centrale, si è separato dalla giurisdizione ecclesiale del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. La cerimonia di domani è un'occasione privilegiata, e una breccia per rinsaldare le proprie radici e la propria identità, uscendo da una sorte di isolamento culturale. Si prevede, infatti, che molti greci che vivono in Canada e negli Usa , oltre che in America Latina, si recheranno a Cuba durante questa celebrazione del 25 gennaio. Tra coloro che presenzieranno all'inaugurazione ci sarà anche l'ex re di Grecia Costantino. (M.Z.)

 

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