29/10/2020, 14.37
CINA-TAIWAN
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Una domanda sulla ‘quasi guerra’ tra Pechino e Taipei getta nel panico la portavoce cinese

Zhu Fenglian, dell’Ufficio per gli affari taiwanesi, stava condannando la nuova vendita di armi Usa a Taipei. In evidente imbarazzo, dopo diversi minuti risponde con una dichiarazione “preconfezionata”. Politico taiwanese: Il governo cinese non ha considerato ancora lo scenario di quasi conflitto, e i suoi addetti stampa non possono prendere iniziative autonome.

Pechino (AsiaNews) – Un reporter le chiede se Cina e Taiwan si trovano in una condizione di “quasi guerra”, e lei va nel panico. È successo ieri a Zhu Fenglian, portavoce dell’Ufficio per gli affari taiwanesi del Consiglio di Stato cinese.  La funzionaria stava rispondendo a una serie di domande sull’approvazione degli Usa di un nuovo pacchetto di armi per l’isola, il secondo in una settimana per un valore complessivo di 4,2 miliardi di dollari.

A parlare di “status di quasi guerra” lungo lo stretto di Taiwan è stato di recente Chao Chien-min, preside della facoltà di Scienze sociali dell’università di cultura cinese a Taipei. Di fronte a tale espressione, Zhu è rimasta in silenzio per 30 secondi mentre consultava i suoi appunti.

In evidente imbarazzo, la portavoce ha chiesto di passare alla domanda successiva. Solo dopo diversi minuti, controllando di continuo le proprie note, ella ha risposto affermando che la Cina ha la forte volontà di difendere la propria sovranità e la propria indipendenza territoriale. Zhu ha poi attaccato il Partito democratico progressista (Dpp) della presidente taiwanese Tsai Ing-wen, accusandolo di separatismo e di colludere con forze straniere: a suo dire la causa principale delle tensioni tra Pechino e Taipei.

Citato da Apple Daily, Wang Ting-yu, esponente del Dpp, fa notare che l’impacciata reazione della portavoce è dovuta al fatto che il regime cinese non ha incluso lo scenario di quasi conflitto nel suo bagaglio di risposte “preconfezionate”. I responsabili stampa del governo cinese non possono rispondere a domande senza l’autorizzazione e le indicazioni dei propri superiori: replicando di propria iniziativa essi rischiano pesanti punizioni, come il licenziamento.

Nell'ultimo periodo è cresciuta la pressione di Xi Jinping nei confronti di Tsai, considerata una leader indipendentista. Per Pechino, Taiwan è una “provincia ribelle”, e non ha mai escluso di riconquistarla con l’uso della forza. L’isola è di fatto indipendente dalla Cina dal 1949; all’epoca i nazionalisti di Chiang Kai-shek vi hanno trovato rifugio dopo aver perso la guerra civile sul continente contro i comunisti, facendola diventare l’erede della Repubblica di Cina fondata nel 1912.

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