03/03/2004, 00.00
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Una nuvola d'inquinamento minaccia il Golfo Persico e il mondo

Nuove scoperte sull'inquinamento in Asia dicono che il destino del mondo non è lo scioglimento delle calotte polari, ma la desertificazione

Dubai (AsiaNews/Agenzie) - Un corpo nuvoloso d'inquinamento, finora identificato sui cieli dell'Asia, minaccia ora di estendersi nel Medio Oriente, rendendo più secco il clima di tutta la terra. Lo afferma Veerabhadran Ramanathan, noto studioso indiano di climatologia presso l'Istituto di Oceanografia Scripps nell'Università della California.

Secondo lo scienziato vi sono prove indicanti che tutta la regione del Golfo Persico viene ormai risucchiata in un circuito globale d'inquinamento che si muove ad alcuni chilometri dal suolo. Lo scorso 24 febbraio a Dubai, in margine a una conferenza sull'inquinamento, lo scienziato ha affermato che su Dubai vi è una nube di caligine a 300 metri dal suolo, che si mescola con la polvere del deserto e con l'inquinamento della città. La caligine potrebbe provenire da migliaia di chilometri di distanza (si ipotizza l'India) o essere stata generata localmente.  Lo scienziato ha poi aggiunto che finora nessuna ricerca è stata effettuata sull'impatto ecologico delle raffinerie situate lungo le coste del Golfo Persico. E ha concluso che "il Medio Oriente deve essere parte del nostro programma [di ricerca]".

La scoperta ha provocato la reazione dei funzionari indiani che vedono il loro paese additato come colpevole dell'inquinamento individuato.

Ramanathan è fra gli scopritori della cosiddetta "Nuvola marrone asiatica". Nel 1999, con il sostegno del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), il suo gruppo di ricerca  è stato il primo ad identificare la coltre che si stende da un capo all'altro dell'Asia meridionale, formata da composti chimici e pulviscolo prodotti dagli autoveicoli, dagli aerosol e dalle emissioni provenienti dallo smaltimento dei rifiuti industriali ed agricoli.

Ramanathan ha affermato che il circuito atmosferico mondiale di inquinamento a è alimentato soprattutto dagli inurbamenti di Los Angeles, New Delhi, Bombay, Pechino ed il Cairo. In retrospettiva, la scoperta di Ramanathan potrebbe rendere giustizia all'amministrazione Bush per la scelta nel 2001 di non controfirmare il protocollo di Kyoto sulle misure da adottare per ridurre l'inquinamento. Secondo lo studioso, le fonti di inquinamento sono più nel terzo mondo che non negli Stati Uniti.  Ad ogni modo, per Ramanathan il problema ecologico è un problema globale: "L'inquinamento della costa orientale degli Stati Uniti, egli afferma,  in quattro o cinque giorni può andare in Europa ed in una settimana dall'Europa va in Asia meridionale. Questo trasporto veloce converte un problema locale in un problema regionale e globale".

Alcuni ricercatori sono convinti che a causa dell'inquinamento il mondo si avvia a divenire più caldo e più umido a causa dello scioglimento delle calotte polari. Lo scienziato indiano asserisce il contrario: il clima potrà divenire più secco, soprattutto ai tropici. Secondo i suoi studi, la caligine riduce la luce solare che si riversa sugli oceani, facendo diminuire l'evaporazione oceanica e perciò le precipitazioni. A conferma di ciò egli ha citato i risultati di un suo gruppo di lavoro nell'Himalaya (India settentrionale): a causa della caligine d'inquinamento, una percentuale di luce solare compresa tra il 10 ed il 17% non raggiunge il suolo. Secondo Ramanathan tutto questo porterà non allo scioglimento dell'Antartide, ma alla desertificazione dei tropici.(MdO)

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