03/07/2007, 00.00
INDIA
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Una protesta pacifica per difendere l’esistenza delle scuole cristiane

di Nirmala Carvalho
L’arcivescovo di Trichur accusa il governo del Kerala di voler “controllare” e impoverire le scuole cristiane, senza rispettarne i diritti costituzionali. Indetto per oggi “un giorno di protesta” contro la pretesa di far pagare alle minoranze il costo delle sovvenzioni pubbliche.

New Delhi (AsiaNews) – Mons. Mar Andrews Thazhat, arcivescovo di Trichur, ha invitato i fedeli a vivere quello odierno come “giorno di protesta” contro le violazioni dei diritti delle minoranze compiute dal governo del Kerala. In una lettera pastorale letta nelle chiese dell’arcidiocesi domenica scorsa, 1 luglio, il prelato accusa il governo del Fronte democratico della sinistra (Ldf) di volere, tramite riforme politiche, togliere alla Chiesa cattolica gli istituti di istruzione e sanitari. Contro questa “spoliazione” i fedeli sono chiamati a compiere “proteste pacifiche” in tutte le chiese, nel giorno del martirio di San Tommaso.

La riforma – prosegue la lettera – vuole giungere a “un controllo dei politici sulle scuole sovvenzionate” e togliere a chi dirige gli istituti il diritto di  nominare i collaboratori e ammettere gli studenti. Il governo, inoltre, vuole scegliere almeno il 50% degli studenti iscritti alle scuole condotte dalla Chiesa. Oggi in questi istituti tutti gli studenti pagano tasse uguali e un 25% dei posti sono riservati agli studenti poveri, provenienti soprattutto dalla caste inferiori. Le scuole cristiane propongono al governo di riservare un 25% dei posti agli studenti poveri ma meritevoli e di concedere prestiti agevolati per il pagamento delle tasse scolastiche; mentre sarebbe “ingiusto” addossare alle minoranze l’intero costo delle sovvenzioni scolastiche, come vuole il governo.

Infatti – ha già osservato l’arcivescovo Jospeh Powathil – sebbene il governo dice che diminuirà le tasse scolastiche per una quota di studenti meritevoli, in realtà il relativo costo sarebbe sostenuto in gran parte dalle stesse scuole cristiane. In pratica gli studenti della minoranza che gestisce la scuola dovrebbero non solo pagare la tassa governativa, ma anche sostenere i costi per loro stessi e per gli alunni esentati dalle tasse perché “meritevoli”. Con grande impegno economico per la minoranza cristiana e, in pratica, con conseguente difficoltà di sostenere queste scuole, che già oggi debbono ricorrere a prestiti e che provvedono all’educazione religiosa e morale della minoranza cristiana, come previsto dalla Costituzione. Inoltre - prosegue la lettera pastorale – il governo vuole togliere tutte le thiruswaroopangal (immagini religiose) dalle scuole che finanzia e vietare le preghiere e far diventare il sabato e la domenica normali giorni di scuola.

PJ Thomas, vicepresidente nazionale del Partito Bharatiya Janata Minority Morcha, osserva che nello Stato l’80% degli istituti professionali sono condotti da gruppi di minoranza e hanno diritto di ammettere gli studenti a propria discrezione, senza dover rispettare alcuna regola. Per cui le scuole cristiane sarebbero discriminate. Occorre, piuttosto, prevedere che nelle scuole professionali gestite dai gruppi di minoranza una quota dei posti sia riservata alle Schedule Caste, alle Schedule Tribe e alle Other Backward Class (gruppi etnici e tribali per i quali sono previsti privilegi per “compensare” una situazione di arretratezza sociale).

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