22/08/2015, 00.00
IRAQ - SIRIA
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Unesco: dallo Stato islamico le più brutali distruzioni dalla Seconda guerra mondiale

Per Irina Bokova, direttore generale dell’agenzia Onu, gli uomini del “Califfato” hanno compiuto “le più brutali e sistematiche” devastazioni a beni, reperti e siti archeologici degli ultimi decenni. Essenziale fermare il traffico di reperti, fra le principali fonti di guadagno dei jihadisti. Una “priorità” per tutti.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Le milizie dello Stato islamico in Siria e in Iraq stanno compiendo “le più brutali e sistematiche” devastazioni del patrimonio storico e culturale nella regione, compresi i siti archeologici, mai registrate dalla fine della Seconda guerra mondiale. È quanto ha affermato Irina Bokova, direttore generale Unesco, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che promuove la cooperazione fra Stati attraverso l’educazione, la scienza e la cultura.

L’allarme giunge a poche ore di distanza dall’ultima devastazione compiuta dai jihadisti sunniti, che hanno distrutto il monastero cattolico di Mar Elian in Siria. In precedenza erano stati colpiti siti archeologici (Palmira, con la decapitazione dello storico custode Khaled al-Asaad), rovine romane e aree che risalgono al periodo assiro-babilonese, nel tentativo di cancellare culture, religioni e patrimoni millenari.

Finora i governi e le agenzie internazionali hanno cercato solo di limitare il traffico di reperti archeologici e antichità dai siti caduti nelle mani dello Stato islamico. Proprio la vendita dei manufatti, assieme al commercio del petrolio, sono una delle principali fonti di reddito del “Califfato”.

“Non abbiamo visto nulla di simile dalla Seconda guerra mondiale” ha dichiarato Irina Bokova, secondo cui siamo al cospetto “del più grave attentato, della più brutale e sistematica distruzione del patrimonio mondiale”. Se si guarda alle foto e alle immagini attuali dei siti scattate dai satelliti, aggiunge l’esperta, non è più possibile riconoscere alcun sito, ma solo “centinaia di buche”.

Fermare il traffico di reperti, avverte il capo dell’Unesco, deve essere una “priorità” per tutti.

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