16/09/2021, 12.38
OCCIDENTE-CINA
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Usa, Regno Unito, Australia lanciano Aukus: il nuovo patto militare ‘anti-Pechino’

Gli australiani potranno costruirsi sottomarini nucleari con tecnologia Usa. L’accordo prevede una cooperazione anche su intelligenza artificiale, tecnologia cyber e quantistica. Pechino: mossa “irresponsabile”. Proteste della Francia, che perde una commessa per la vendita di sommergibili a Canberra. Anche la Nuova Zelanda prende le distanze.

Washington (AsiaNews) – I leader di Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno annunciato un nuovo patto militare per l’Indo-Pacifico. Aukus (il suo nome) è visto da più parti come un nuovo strumento per contenere l’ascesa geopolitica della Cina. L’annuncio è arrivato nella tarda serata di ieri con una dichiarazione congiunta del presidente Usa Joe Biden, del premier britannico Boris Johnson e di quello australiano Scott Morrison.

Secondo gli analisti, Aukus è il più importante accordo di sicurezza siglato dai tre Paesi dalla fine della Seconda guerra mondiale. Esso è separato dal Five Eyes, l’alleanza d’intelligence che Washington, Londra e Canberra hanno con Canada e Nuova Zelanda.

L’intesa permetterà all’Australia di costruire sottomarini a propulsione nucleare per la propria flotta facendo uso di tecnologia e know-how statunitensi. Al momento solo Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e India possono schierare questo tipo di sommergibili. Aukus prevede anche una cooperazione trilaterale su intelligenza artificiale, sicurezza cibernetica e tecnologia quantistica applicata alle armi navali. Canberra ha precisato che non intende dotarsi di armi nucleari.

Nel loro annuncio comune i tre firmatari non menzionano mai la Cina, ma parlano di sfide alla sicurezza regionale “cresciute in modo significativo”: il riferimento indiretto a Pechino è chiaro a tutti. Non a caso l’ambasciata cinese a Washington ha reagito accusando i tre Paesi di “mentalità da guerra fredda e pregiudizio ideologico”. Subito dopo il ministero cinese degli Esteri ha definito il patto “estremamente irresponsabile”. Per Pechino esso “mina in modo serio la pace e la stabilità regionale e intensifica la corsa agli armamenti”.

Al contrario del suo predecessore Donald Trump, Biden vuole rinvigorire le tradizionali alleanze degli Usa per contrastare l’avanzata cinese. La tensione tra le due potenze continua a salire nel Mar Cinese meridionale, che Pechino rivendica quasi per intero. Di recente le autorità cinesi hanno adottato un regolamento che richiede alle imbarcazioni straniere di notificare il loro ingresso nelle acque che la Cina considera parte del proprio territorio.

Washington ha già sfidato la pretesa di Pechino con un’operazione navale vicino a Mischief Reef. James R. Holmes, docente di strategia marittima allo US Naval War College di Newport, sottolinea ad AsiaNews che il linguaggio usato dai cinesi nel regolamento è “viscoso”. Ciò aumenta il rischio di incomprensioni e incidenti tra le forze navali cinesi e quelle di altri Stati. 

Anche gli australiani sono preoccupati per il crescente attivismo militare della Cina nel Mar Cinese meridionale. Da tempo i rapporti tra Canberra e Pechino si sono deteriorati. L’amministrazione Morrison accusa la Cina di “coercizione economica”: a fine 2020 i cinesi hanno imposto dazi e divieti d’acquisto su voci chiave dell’export australiano

La firma di Aukus rappresenta invece un salto di qualità per la politica britannica nel Pacifico occidentale. Londra ha inviato nella regione la sua nuova portaerei Queen Elizabeth, ma è stata attenta finora a non farla navigare vicino alle isole del Mar Cinese meridionale occupate dalle guarnigioni cinesi o attraverso lo Stretto di Taiwan.

Per un verso, la firma di Aukus rischia di indebolire il fronte occidentale contro la Cina. La Francia si è lamentata per essere stata esclusa da una partnership “strutturale” con l’Australia quando Washington chiede agli europei maggiore impegno nell’Indo-Pacifico. Il rammarico maggiore per i francesi è però quello di aver perso una commessa da 31 miliardi di euro per fornire agli australiani 12 nuovi sottomarini a propulsione diesel-elettrica: un accordo firmato nel 2016 dalla compagnia transalpina Naval Group (che ha una joint venture nel settore militare con l’italiana Fincantieri).

Resistenze arrivano anche dalla Nuova Zelanda. In linea con la sua tradizionale politica anti-nucleare (e una certa cautela nei rapporti con la Cina), Wellington ha dichiarato che impedirà l’ingresso dei sommergibili atomici australiani nelle proprie acque territoriali. La premier neozelandese Jacinda Ardern ha precisato che al suo governo non è stato proposto di sottoscrivere Aukus.

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