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  • » 04/10/2014, 00.00

    VATICANO - MEDIO ORIENTE

    Vaticano: Stato islamico, il mondo non può tacere. Ma la risposta non è solo nelle armi



    Si è conclusa la riunione convocata da papa Francesco dei Nunzi in Medio Oriente: “Non ci si può rassegnare alla scomparsa dei cristiani da questa area, dove da 2mila anni vivono e confessano il nome di Gesù. Vogliono continuare a contribuire al bene della società”. Tutte le minoranze a rischio “devono poter restare nelle loro case e tornarci se sono stati costretti a fuggire”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) - La comunità internazionale "non può rimanere inerte, il mondo non può tacere davanti al massacro di persone soltanto per la loro appartenenza religiosa ed etnica". Per fermare l'operato di alcuni gruppi estremisti che provocano "grave preoccupazione", in particolare "il cosiddetto Stato islamico", la risposta militare da sola non basta: "Bisogna approfondire il problema dalle cause, che vengono sfruttate dall'ideologia fondamentalista". È il senso del comunicato conclusivo della riunione dei Nunzi del Medio Oriente, convocata da papa Francesco dal 2 al 4 ottobre in Vaticano. Insieme ai rappresentanti pontifici anche gli osservatori permanenti della Santa Sede presso l'Onu e l'Ue e i superiori dei dicasteri vaticani collegati alla questione.

    Nel testo i rappresentanti del pontefice esprimono vicinanza ai Patriarchi, ai pastori, ai cristiani ma anche alle altre componenti religiose ed etniche del Medio Oriente, che "soffrono a causa della violenza" nella regione e soprattutto in Iraq e Siria. Tuttavia, il vero allarme viene dalla situazione di violenza "alla quale c'è il rischio di abituarsi, come fosse cronaca quotidiana. Questo atteggiamento deve cessare". Le sofferenze "sono amplificate dal traffico di armi e da quello di esseri umani: va garantita a tutti, senza discriminazioni, la doverosa assistenza umanitaria".

    "Grave preoccupazione", si legge ancora, per l'operato di alcuni gruppi estremisti e "in particolare del cosiddetto Stato islamico, le cui violenze e abusi non possono lasciare indifferenti. Non si può tacere, né la comunità internazionale può rimanere inerte, di fronte al massacro di persone soltanto a causa della loro appartenenza religiosa ed etnica, di fronte alla decapitazione e crocifissione di essere umani nelle piazze pubbliche, di fronte all'esodo di migliaia di persone, alla distruzione dei luoghi di culto".

    Come già sottolineato da Francesco, anche i Nunzi ribadiscono che "è lecito fermare l'aggressore ingiusto, sempre nel rispetto del diritto internazionale". Tuttavia "non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare, ma esso va affrontato più approfonditamente a partire dalle cause che ne sono all'origine e vengono sfruttate dall'ideologia fondamentalista". In quest'ottica "un ruolo importante dovrebbero svolgerlo i leader religiosi, cristiani e musulmani, collaborando per favorire il dialogo e denunciando chiaramente la strumentalizzazione della religione per giustificare la violenza".

    I cristiani e gli altri gruppi etnici e religiosi nel mirino del terrorismo "hanno il diritto di rimanere nelle loro terre di origine e, qualora siano stati costretti ad emigrare, il diritto di ritornare in condizioni adeguate di sicurezza, avendo la possibilità di vivere e di lavorare in libertà e con prospettive per il futuro. Sono in gioco principi fondamentali come il valore della vita, la dignità umana, la libertà religiosa, e la convivenza pacifica e armoniosa tra le persone e tra i popoli".

    In conclusione, i diplomatici sottolineano che "non ci si può rassegnare a pensare il Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù. Essi vogliono continuare a contribuire al bene della società, inseriti quali cittadini a pieno titolo nella vita sociale, culturale e religiosa delle nazioni a cui appartengono. In esse svolgono un ruolo fondamentale come artefici di pace, di riconciliazione e di sviluppo".

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