20/02/2012, 00.00
NEPAL
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Vedova nepalese bruciata viva, accusata di stregoneria

di Kalpit Parajuli
Thegani Devi Yadav, 40 anni, con il proprio lavoro manteneva due figli e i suoceri. Il governo assicura risarcimenti e punirà i colpevoli. Un guaritore ed esperto di magia l'ha legata e data alle fiamme con l'aiuto di alcuni abitanti del villaggio. Attivisti per i diritti umani spiegano che "è una pratica molto diffusa" e retaggio di una società "dominata dall'induismo".

Kathmandu (AsiaNews) - Una donna nepalese è stata bruciata viva con l'accusa di stregoneria. Una vicenda terribile, che ha scosso le coscienze di un Paese in cui - spiegano attivisti per i diritti umani - è ancora viva l'influenza dell'induismo tradizionale e l'universo femminile deve sottostare a una condizione di emarginazione. Il governo ha promesso un risarcimento per la famiglia di circa 10mila euro, assicura di farsi carico dell'istruzione dei figli e garantisce che punirà i responsabili di un crimine che "accade molto di frequente", solo che "oggi i casi emergono" con maggiore facilità rispetto al passato.

La vittima è Thegani Devi Yadav, vedova di 40 anni, madre di due figli - un maschio di 12 anni e una femmina di 9 - che, con il proprio lavoro da operaia nel settore edile, si prendeva cura anche dei suoceri garantendo loro due pasti al giorno. La donna era originaria del distretto di Chitwan, a 150 km dalla capitale Kathmandu ed è stata ammazzata per "stregoneria". Ad accusarla un famoso guaritore ed esperto di arti magiche della zona, di nome Guruwa, che l'ha bruciata viva con l'aiuto del cugino e di altri abitanti del villaggio.

Un testimone oculare di nome Ram Bahadur Tharu conferma che "[la donna] è stata legata e bruciata viva", mentre "respingeva con forza le accuse e supplicava per la propria vita". La vicenda ha sollevato polemiche e la condanna della Commissione nazionale per i diritti umani, che parla di fatto "disumano" contro "persone povere ed emarginate". Sharmila Sharma, attivista, punta il dito contro "la società tradizionale dominata dall'ìnduismo" e conferma che casi analoghi si verificano di frequente, ma "in passato venivano nascosti dalla società stessa" e la polizia "non interveniva con tempismo per sventare i crimini".

Interpellato da AsiaNews Dan Bahadur Chaudhari, ministro per le Donne, i bambini e il welfare, si dice "addolorato" per la tragica vicenda e conferma che "la legge non fa abbastanza" perché "da molti anni le pratiche tradizionali indù riconoscono la stregoneria". "In molti villaggi diverse donne - aggiunge - soffrono per questa terribile pratica e chiedono di reprimerla con norme adeguate". La società nepalese, infatti, è ancora oggi ispirata alla religione indù e considera le donne come sesso "di secondo piano", a maggior ragione se vedove. Per questo sono necessarie una riforma del codice, politiche che promuovano parità fra uomini e donne e la fine delle discriminazioni contro emarginati e minoranze.

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