20/04/2007, 00.00
IRAN
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Velo islamico: un milione fermate, 10mila processate

di Dariush Mirzai
A Teheran, con l’inizio della primavera la polizia ricomincia a controllare l’abbigliamento delle donne. Se hanno capelli visibili, troppo trucco o non abbastanza vestiti, sono accusate di creare “insicurezza negli spazi pubblici. Le “irregolari” vengono sottoposte ad una procedura che mira ad umiliarle.

Teheran (AsiaNews) - In Iran, l’inverno è passato e ricominciano le rituali campagne di repressione contro le donne “imperfettamente velate” e vestite di modo “immorale”. Il capo della polizia, Esmaeil Ahmadi-Moqaddam, ha indicato mercoledì che nell’anno passato, sono state fermate un milione di donne in relazione alla maniera di portare il hijab (velo islamico) e che 10mila violatori delle regole “islamiche” sull’abbigliamento sono stati processati, o meglio processate, perché le vittime della repressione sono quasi sole donne: ai maschi sono vietati i pantaloncini, ma nessuna legge costringe gli uomini ad indossare i costumi tradizionali (solo tabù: la cravatta, proibita ai funzionari, ma tollerata in altri ambienti).  

Il numero delle “offese” illustra il fatto che, dopo gli otto anni della presidenza Khatami, alcuni cambiamenti sembrano irreversibili. Anche se il chador sembra diventato un po’ più frequente, le giovani iraniane continuano a giocare con i tabù. Il regime cerca piuttosto di usare metodi creativi (défilé islamici, riduzione del prezzo dei vestiti “modesti”, ecc.) ma continua a praticare la repressione.

La campagna 2007 si svolgerà così: denunciata da vicini o interpellata in strada da poliziotti o da militanti bassij, la donna sarà fermata e portata, a Teheran, in uno dei quattro centri speciali di detenzione. Là dovrà firmare un documento nel quale promette di non ripetere la violazione e sarà rilasciata dopo che i membri della sua famiglia le avranno portato, sul posto, dei vestiti “idonei”. Di fatto, il regime cerca spesso di introdurre divisione, vergogna, denunzie all’interno delle famiglie: il poliziotto chiede al padre “Perché lasci tua figlia vestirsi come una p…?” e la maestra al bambino “Dimmi, tuo babbo dice le preghiere, beve alcolici?”

Il capo della polizia ha annunciato che quest’anno, saranno anche sottomessi a multe ed arresto gli uomini che portano vestiti con degli slogan “aggressivi” o catenine con “alcuni simboli” – la croce, la stella di Davide? Non si sa, probabilmente rimarrà lecito portare simboli religiosi di confessioni “legali” in Iran. L’ambiguità e l’autocensura sono sempre state alleate di tutti i totalitarismi…

Ci sono alcune critiche contro queste misure, anche nel Parlamento iraniano. La polizia risponde non con argomenti religiosi, ma parla della sua responsabilità di garantire la “sicurezza morale” nella società. Una donna con capelli visibili, troppo make-up o non abbastanza vestiti crea “insicurezza negli spazi pubblici” e contribuisce all’”assalto culturale dai nemici, che minacciano la sicurezza nazionale”. Niente di meno, secondo Ahmadi-Moqaddam!

 

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