04/03/2011, 00.00
VATICANO
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Verso il Sinodo: la missione di annunciare il Vangelo al mondo di oggi

Presentati i “Lineamenta” dell’assemblea dei vescovi che si terrà il prossimo anno. Una Chiesa necessariamente missionaria di fronte alle sfide poste da secolarizzazione, globalizzazione, crisi economica, tramonto delle ideologie.
 Città del Vaticano (AsiaNews) – “L’essere cristiano e la Chiesa sono missionari o non sono”, ma, per esserlo oggi, debbono trovare il modo di annunciare il Vangelo a un mondo segnato dalla secolarizzazione, dal mescolamento di culture -  conseguenza delle crescenti migrazioni e della diffusione di internet – dalla crisi economica – che sta allargando il divario tra ricchi e poveri – dalla quasi divinizzazione della ricerca scientifica e tecnologica, dalla crisi politica prodotta dal crollo delle ideologie.
 
E’ il grande interrogativo che si pone la Chiesa di oggi e che sarà il tema della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema “Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam - La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, della quale sono stati presentati oggi i “Lineamenta”. E’ il primo passo del Sinodo: i Linamenta sono infatti il primo documento di lavoro, che contiene analisi e soprattutto che pone a tutti i vescovi del mondo domande sulla situazione e sulle risposte da darle. Le riflessioni che verranno dagli episcopati serviranno a elaborare l’Instrumentum laboris, lo strumento di lavoro, cioè il documento base per lo svolgimento dell’assemblea.
 
L’urgenza di una nuova evangelizzazione, affermata già dal Vaticano II con il celebre “La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria”, è stata ripresa da Paolo VI, rilanciata da Giovanni Paolo II e da ultimo ribadita da Benedetto XVI che, chiudendo i lavori dell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, ha messo in modo chiaro il tema della nuova evangelizzazione al primo posto nell’agenda della Chiesa.
 
Ma la Chiesa che “si riconosce frutto di questa evangelizzazione, oltre che agente” si trova “a vivere un momento storico ricco di cambiamenti e di tensioni, di perdita di equilibri e di punti di riferimento. Questa epoca ci spinge a vivere sempre più schiacciati sul presente e nella provvisorietà, rendendo sempre più difficile l’ascolto e la trasmissione della memoria umana, e la condivisione di valori sui quali costruire il futuro delle nuove generazioni. In questo quadro la presenza dei cristiani, l’operare delle loro istituzioni, viene percepito in modo meno naturale e con maggiore sospetto; negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli interrogativi critici rivolti alla Chiesa e ai cristiani, al volto di Dio che annunciamo. Il compito di evangelizzazione si trova così di fronte a nuove sfide”.  
 
La prima è “lo scenario culturale di sfondo. Ci troviamo in un’epoca di profonda secolarizzazione, che ha perso la capacità di ascoltare e di comprendere la parola evangelica come un messaggio vivo e vivificante. Radicata in modo particolare nel mondo occidentale, frutto di episodi e movimenti sociali e di pensiero che ne hanno segnato in profondità la storia e l’identità, la secolarizzazione si presenta oggi nelle nostre culture attraverso l’immagine positiva della liberazione, della possibilità di immaginare la vita del mondo e dell’umanità senza riferimento alla trascendenza”.
 
Il secondo scenario nasce dal crescente fenomeno migratorio, dal quale “deriva un incontro e un mescolamento delle culture che le nostre società non conoscevano da secoli”, al quale va legato il fenomeno della globalizzazione.
 
“Questo “miscuglio di culture” fa da sfondo alla sfida dei mezzi di comunicazione sociale. “Non c’è luogo al mondo che oggi non possa essere raggiunto e quindi non essere soggetto all’influsso della cultura mediatica e digitale che si struttura sempre più come il ‘luogo’ della vita pubblica e della esperienza sociale. Il diffondersi di questa cultura porta con sé indubbi benefici”, ma anche rischi quali “la cultura dell’effimero, dell’immediato, dell’apparenza, ovvero una società incapace di memoria e di futuro”.
 
Un ulteriore scenario è quello economico con i crescenti squilibri tra nord e sud del mondo, aggravati dall’attuale crisi economica. C’è poi un atteggiamento quasi fideistico nei confronti dei risultati della scienza e della tecnologia che “corrono il rischio di diventare i nuovi idoli del presente”.
 
Il documento, infine, evidenzia lo scenario politico, creato dalla fine della divisione del mondo occidentale e dall’emergere “sulla scena mondiale di nuovi attori economici, politici e religiosi, come il mondo islamico, il mondo asiatico”, che “ha creato una situazione inedita e totalmente sconosciuta, ricca di potenzialità, ma anche piena di rischi e di nuove tentazioni di dominio e di potere”.
 
Di fronte a tutto questo, “è naturale che la prima reazione sia di smarrimento e di paura, confrontati a trasformazioni che interrogano la nostra identità e la nostra fede sin nelle fondamenta”. Ma invece i Lineamenta ricordano “quell’atteggiamento critico di discernimento più volte richiamato da Papa Benedetto XVI, quando ci invita a sviluppare una rilettura del presente a partire dalla prospettiva di speranza che il cristianesimo porta in dono”.
 
Non mancano, infatti, segni positivi, come “una promettente rinascita religiosa”, anche se “tanti aspetti positivi della riscoperta di Dio e del sacro in varie religioni sono oscurati da fenomeni di fondamentalismo che non poche volte manipola la religione per giustificare la violenza e persino il terrorismo”. A corroborare la speranza c’è prima di tutto la fiducia nel Signore della storia e ci sono anche i tanti, anche laici, che dedicano se stessi alla diffusione del Vangelo.
 
Un compito che riguarda tutti i credenti di oggi, individualmente e comunitariamente, Serve “l’audacia” che ebbero i primi cristiani, c’è “l’esigenza di individuare nuove espressioni dell’evangelizzazione per essere Chiesa dentro i contesti sociali e culturali attuali così in mutamento”. E “pur in contesti di minoranza o di discriminazione la Chiesa non può perdere la sua capacità di restare accanto alla vita quotidiana delle persone, per annunciare da quel luogo il messaggio vivificante del Vangelo”.
 
In questo lavoro “possono essere di grande aiuto le Chiese cattoliche orientali e tutte quelle comunità cristiane che nel loro recente passato hanno vissuto o stanno ancora vivendo l’esperienza del nascondimento, della persecuzione, della emarginazione, dell’essere vittime dell’intolleranza di natura etnica, ideologica o religiosa. La loro testimonianza di fede, la loro tenacia, la loro capacità di resistenza, la solidità della loro speranza, l’intuizione di alcune loro pratiche pastorali sono un dono da condividere con quelle comunità cristiane che, pur avendo alle spalle passati gloriosi, vivono un presente fatto di fatica e dispersione. Per Chiese poco abituate a vivere la propria fede in situazione di minoranza è certamente un dono poter ascoltare esperienze che infondono loro quella fiducia indispensabile allo slancio che richiede la nuova evangelizzazione”.
 
Perché, come disse Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. “È dunque mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità”. “Qualsiasi progetto di nuova evangelizzazione, qualsiasi progetto di annuncio e di trasmissione della fede non può prescindere da questa necessità: avere uomini e donne che con la loro condotta di vita danno forza all’impegno evangelizzatore che vivono. È proprio questa loro esemplarità il valore aggiunto che conferma la verità della loro dedizione, del contenuto di quanto insegnano e di ciò che chiedono di vivere”. (FP)
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