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  • » 11/10/2017, 14.36

    INDIA

    Vescovi cattolici e protestanti: Perdoniamo le false accuse del guru indù contro Madre Teresa



    Lo swami Paripoornananda Saraswathi aveva attaccato la santa di Calcutta durante un programma televisivo. Il professore che ha dibattuto con lui ora riceve minacce di morte. “Le offese contro Madre Teresa hanno ferito non solo i cattolici, ma persone di tutte le religioni che la venerano come santa”.

    Hyderabad (AsiaNews) – “In quanto seguaci degli insegnamenti di nostro Signore Gesù Cristo, perdoniamo lo swami indù per i suoi commenti contro i cristiani, le false accuse e le offese contro Madre Teresa”. Lo affermano i vescovi del Consiglio episcopale telegu (Telugu Catholic Bishops’ Council, Tcbc) e della Federazione delle Chiese telegu (Ftc), che raduna le denominazioni protestanti in Andhra Pradesh e Telangana, nel sud dell’India. In una dichiarazione a firma di mons. Thumma Bala, arcivescovo di Hyderabad e presidente di entrambi gli organismi, i prelati condannano le parole di odio pronunciate dallo swami Paripoornananda Saraswathi, capo del tempio Sree Peetham a Kakinada. Poi smontano punto dopo punto tutte le falsità pronunciate contro Madre Teresa.

    “Il nostro obiettivo – si legge nel documento – non è attaccare qualcuno, ma fermare i tentativi del guru e di altri di dividere le comunità religiose con una campagna di odio, e promuovere la pace e l’armonia tra le religioni facendo chiarezza e mitigando le paure da loro create”.

    Il fatto risale al 22 settembre, quando il guru è intervenuto in un dibattito televisivo su TV9 Telugu Channel, in cui veniva presentato il libro del prof. Kancha Ilaiah Shepherd. I vescovi lamentano che Paripoornananda, senza motivo, ha iniziato ad attaccare i cristiani inveendo contro la figura della santa di Calcutta. Lo swami ha dichiarato che la Madre ha trafficato 50mila suore in altri Paesi in modo illegale. “Ma prima di lanciare simili accuse – sostengono i leader cristiani – lo swami avrebbe dovuto accertare i fatti. Nel 1997, al momento della morte di Madre Teresa, la congregazione delle Missionarie della Carità contava 3.842 suore sparse in 594 conventi in 120 Paesi. Oggi le missionarie sono 5.161 e operano in 758 case in 139 Paesi. Queste suore non sono state convertite con la forza perché la maggior parte di esse era già cristiana”.

    “Lo swami dovrebbe sapere – continua il comunicato – che le suore e i monaci di tutte le religioni rinunciano in maniera volontaria a piaceri mondani e agi per dedicarsi completamente al servizio nella società, in particolare per l’umanità sofferente. Adempiendo la loro vocazione, abbracciano le difficoltà, fanno sacrifici e sono disposte ad andare all’estero per fornire il proprio aiuto”.

    Riguardo poi gli alti riconoscimenti civili conferiti dall’India a Madre Teresa, che secondo lo swami “non avrebbe meritato”, mons. Bala dichiara che “la sua opera è riconosciuta in tutto il mondo”. Per questo “senza ombra di dubbio, i commenti e le offese in spregio alla Madre pronunciate dal guru indù hanno offeso i sentimenti non solo dei cattolici, ma di tutti i cristiani e delle persone di tutte le religioni che la venerano come santa e Madre universale”.

    I leader dei due organismi lanciano anche un appello “ai capi religiosi di tutte le fedi, affinchè il vostro compito primario sia sostenere la pace e l’armonia settaria nel nostro pluralistico Paese, salvaguardare la laicità e la libertà di culto, così come garantite dalla Costituzione”. Infine chiedono protezione per il prof. Shepherd, che ha osato “porre domande sull’ingiustizia e sulla discriminazione presenti nella società [indiana] e per questo ha ricevuto minacce di morte”. 

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