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    » 17/07/2012, 00.00

    COREA DEL SUD

    Vescovi coreani: “La frenesia e il consumismo sono minacce da fermare”

    Joseph Yun Li-sun

    In occasione della Domenica degli agricoltori il presidente di Giustizia e Pace, mons. Ri, scrive: “Torniamo a occuparci del mondo per come è stato creato da Dio. Basta consumismo e spreco di risorse naturali. E l’Accordo di libero scambio con gli Usa va rivisto, perché così com’è peggiora la situazione dei più deboli”.

    Seoul (AsiaNews) - Il mondo "è stato creato da Dio sulla base della giustizia. Il Creatore ha dato a ciascuno secondo le proprie necessità: siamo stati noi uomini, con la nostra frenesia, a consumare troppo. Dobbiamo tornare alla giustizia divina anche in campo agricolo". È il senso del Messaggio inviato da mons. Mattia Ri Iong-hoon, presidente della Commissione episcopale coreana Giustizia e Pace, ai contadini cattolici in occasione della Domenica degli agricoltori, che si è celebrata nel Paese lo scorso 15 luglio.

    Nel testo il presule, anche vescovo di Suwon, scrive: "Dio ha creato il mondo basandosi sulla giustizia e sull'equità, garantendo risorse naturali sufficienti per tutti. Noi le abbiamo esaurite, ed è per questo che ora si verificano carestie, squilibri energetici e disparità fra zone urbane e zone rurali. Questi fattori sono contrari alla volontà divina e vanno corretti".

    Il Messaggio, intitolato "Il Padre mio è il padrone della vigna", attacca anche l'Accordo di libero scambio fra Corea del Sud e Stati Uniti, firmato due anni fa ed entrato in vigore fra mille polemiche lo scorso marzo: "Questo impegno deve essere rivisto per il bene dei più deboli, dato che così com'è minaccia l'accesso alle risorse naturali e rischia di creare nuovi squilibri sociali nel nostro Paese". 

    L'Accordo è stato oggetto di numerose proteste popolari. Esso prevede in particolare un comma che impone ai coltivatori diretti coreani e agli allevatori di suino di vendere i propri prodotti innanzitutto allo Stato - a prezzi calmierati - che li destina all'esportazione in America. Contro questa imposizione, che di fatto "statalizza" una parte dell'economia rurale, sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone che tuttavia non ne hanno ottenuto la revoca.

    Infine, il presule ricorda a tutti i fedeli l'importanza della campagna per la riabilitazione delle aree rurali: "Dobbiamo costruire una comunità solidale sulla base delle prime comunità cristiane. Questa campagna serve per ottenere una vera comunione fra le comunità rurali e quelle urbane per la condivisione dei beni primari e dei valori di Cristo".

     

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