24/06/2017, 08.50
FILIPPINE
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Vescovi filippini: l’anno 2017 dedicato alla parrocchia, ‘comunione di comunità’

di Santosh Digal

Progettate attività per rivitalizzare le Comunità Ecclesiali di base come agenti di comunione, partecipazione e missione. Nel Paese i matrimoni religiosi sono diminuiti del 20% in 10 anni; la frequenza domenicale alla messa è scesa dal 64 al 37%. Mons. Socrates C. Mesiona: “rinnovare l'impegno dei parrocchiani per contrastare il secolarismo”. Istituiti numerosi programmi di sostegno ai fedeli. P. Amodo L. Picardal: “Trasformare la parrocchia in un centro di percorsi missionari”.

Manila (AsiaNews) – La Conferenza episcopale delle Filippine (Cbcp) ha segnato il 2017 come l’Anno della parrocchia. “Nel rispetto di questo anno, continuiamo a discernere e celebrare la qualità della fede nelle parrocchie. Per sottolineare l’importanza dell'evento, la Cbcp ne ha disposto la celebrazione simultanea in tutte le parrocchie del Paese l'11 giugno scorso”. Ad affermarlo è Padre Reginald R. Malicdem, cancelliere dell'arcidiocesi di Manila.

In ogni parrocchia dell’arcipelago, sono state progettate varie attività che rivitalizzeranno le Comunità Ecclesiali di base (Bec) come agenti di comunione, partecipazione e missione. Esse prevedono il contributo attivo di altre comunità di fede, organizzazioni laiche, movimenti e associazioni. Ogni parrocchia è invitata a predisporre un centro di formazione religiosa per l'evangelizzazione parrocchiale, programmi di catechesi per bambini, giovani, uomini e donne adulti e servizi biblici, per studiare e riflettere sulla Parola di Dio.

Negli ultimi tempi la Chiesa sta affrontando molte sfide pressanti. Uno studio rilasciato dall'Autorità per le statistiche delle Filippine (Psa) mostra che negli ultimi 10 anni sempre meno filippini si sono sposati. I matrimoni religiosi sono diminuiti del 20,1% tra il 2005 e il 2015, mentre i matrimoni civili sono diminuiti del 2,9% nel 2014, rispetto all’anno precedente, e del 3,6% nel 2015.

In generale, molte parrocchie del Paese sono ancora vive e vibranti. Le parrocchie nelle Filippine sono ancora piene di persone nelle domeniche e negli altri giorni festivi. Tuttavia, ci sono alcuni segnali di declino sulle presenze alle cerimonie in molte chiese. Tre anni fa un sondaggio condotto dalla Social Weather Station (Sws) ha rivelato che il numero di cattolici filippini che vanno in chiesa ogni domenica è sceso dal 64 al 37%. Inoltre, quasi uno su 10, o il 9,2% dei cattolici che sono elettori registrati, “a volte pensa di lasciare la Chiesa”.

Mons. Socrates C. Mesiona, del vicariato apostolico di Puerto Princesa, nella provincia meridionale di Palawan, a tal proposito dichiara: “Il risultato dell'indagine è allarmante e dovrebbe essere preso in seria considerazione; altrimenti un giorno potremmo ritrovarci nella stessa situazione di molte chiese in Occidente, che vivono la dolorosa realtà di parrocchie chiuse a causa del numero ridotto di parrocchiani attivi”.

“Il tema dell'Anno, ‘La Parrocchia come comunione delle comunità’, ci invita a valutare la qualità della fede nelle parrocchie; essa comprende la qualità della compagnia, dell'appartenenza e della partecipazione vissuta dai suoi membri. E mentre riflettiamo insieme sulla situazione della parrocchia, speriamo che questo porterà a un rinnovamento dell'impegno dei parrocchiani nella vita parrocchiale”, afferma mons. Mesiona, che è anche direttore nazionale delle Pontificie opere missionarie delle Filippine e segretario esecutivo della Commissione episcopale per la missione della Cbcp.

Mentre molte parrocchie del Paese sono ancora gremite di persone durante le messe della domenica, non si può sottovalutare l'influenza del secolarismo, che si sta a poco a poco insinuando nella mentalità dei cattolici. “Dobbiamo contrastare l'effetto intensificando i nostri sforzi per aprire un dialogo ed evangelizzare in particolare i giovani, i non credenti e coloro che si trovano ai margini”, dichiara il vescovo.

Nell'ambito di vari programmi, ogni parrocchia deve istituire e attivare una commissione d'azione sociale o un ufficio della Caritas che promuova attività di sostegno ai membri della parrocchia stessa e delle Bec nell’affrontare i loro bisogni concreti e le loro preoccupazioni. Ciò include: la lotta alla povertà; programmi di generazione di reddito; mezzi di sussistenza; posti di lavoro; cooperative sociali; micro-finanza; riabilitazione dalla droga; monitoraggio dei diritti umani; tutela ambientale; preparazione e gestione dei disastri.

Altri programmi includono la promozione delle vocazioni al matrimonio, al sacerdozio o alla vita religiosa; la favorire una vita sacramentale riverente e attiva nella parrocchia; il sostegno ad un'ampia varietà di attività interreligiose e di organizzazioni apostoliche e caritative a servizio dei bisognosi, come parte dell'impegno sociale; l’invito ai membri della parrocchia ad esplorare la saggezza degli insegnamenti sociali della Chiesa; la formazione di gruppi di studio della Bibbia; riunioni di preghiera; squadre per visitare i malati, gli anziani e le persone costrette in casa.

Il padre redentorista Amodo L. Picardal, segretario esecutivo della commissione Cbcp-Bec, afferma: “La cosa più importante è trasformare la parrocchia in un centro di percorsi missionari, in cui ogni individuo e ogni Bec assorbe uno spirito e un dinamismo missionario per raggiungere le periferie, gli emarginati e gli alienati. Lo sforzo di rendere la parrocchia una comunione di comunità continuerà anche dopo il 2017”.

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